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Si devono correre pericoli per non essere in pericolo

“Non si può fare a meno di un’esperienza di selvatichezza. È un passaggio obbligato per la crescita e non può essere obbligato da nessuno. Il bambino stesso sceglie i suoi tempi e la natura è lì, pronta ad offrire la sua ricchezza all’immaginazione, alla fisicità, al pensiero”

Con questa frase, Emanuela Bussolati iniziava un articolo pubblicato su Andersen nell’aprile 2013 (http://www.andersen.it/liberi-di-essere-selvatici/), nel quale poneva l’accento sul bisogno di selvatichezza che hanno i bambini. Gli anni Duemila hanno visto, e stanno vedendo, portare al parossismo il concetto di “sicurezza”  e di igiene, nel nome dei quali si impedisce al bambino di misurarsi con se stesso e con il mondo esterno, di sporcarsi e di fare esperienza, nonostante lo si ricopra di attenzioni e di esperienze guidate, atte a fargli fargli “conoscere il mondo”.

I bambini per crescere hanno bisogno (anche) del gioco libero. In realtà è proprio il gioco nella natura e il misurarsi con i pari, senza il controllo o la presenza dell’adulto, che aiuta il bambino a crescere consapevole del suo essere nel mondo e gli dà la misura del pericolo. Il rapporto con i pari, i conflitti, le amicizie, le litigate e le riappacificazioni sono una palestra fondamentale per la crescita del bambino fin dalla più tenerà età e l’adulto deve stare fuori da queste dinamiche.

In “Capretta Curiosa!” di Paola Ancilotto, illustrato da Fabiana Bocchi, edito da Edizioni Corsare nel 2016 la protagonista (una capretta curiosa di nome Betsy) si trova ad avere paura del mondo che la circonda, perché circondata da moniti che la vorrebbero tenere nel mondo conosciuto. Non ha caso nel titolo c’è un punto esclamativo che porta il Lettore a Voce Alta a dare un tono di monito o di richiamo e non solo di constatazione.

 

“Attenta Betsy, non uscire dalla fattoria – le dicono la mamma la nonna la zia il padre il fratello il cugino il grande il vecchio il piccino.”

La capretta Bestsy vorrebbe conoscere il mondo, “vedere cosa c’è oltre il recinto, sulla collina al di là del ruscello” incontrare gli altri, ma il mondo “è rischioso”, meglio restare qui nel conosciuto e “continuare a belare”.

Tav icucina Betsy

Betzy ha paura e passa le sue giornate tra la biancheria, al caldo e al sicuro, ma la curiosità è forte ed un giorno esce fuori a conoscere il mondo, che le sembra ogni volta spaventoso e pericoloso.

Tav lavanderia Betsy

Tutto la spaventa “un fruscio improvviso la mette in fuga”. Nella piccola capra, come in un qualsiasi cucciolo (d’uomo e non!) la curiosità e la paura dell’ignoto camminano a braccetto. Betsy, spaventata cerca un nascondiglio e intanto si allontana sempre di più ed esplora “oltre il recinto, sulla collina, al di là del ruscello.”

Tav 1 betsy 1

Ogni piccolo incontro la mette in allarme perché “quando temi chissà che, vedi mostri intorno a te”.  Da lontano un’oca può sembrare il terribile dente di un grosso animale. “Quando temi chissà che” qualsiasi incontro è spaventoso e ti fa scappare.

In Betsy la curiosità vince la paura. Arriva “in una foresta che pare incantata”. La paura del non conosciuto è tanta e la capretta si vede già fatta arrosto perché:

“Quando temi chissà che, una minuzia fuori posto, ti fa già sentire arrosto ….”

Però Betsy ormai ha imparato e quando vede l’enorme ombra di un lupo si chiede se “sia un lupo vorace” o forse qualcuno che le piace …

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Per imparare e per crescere bisogna andare fuori, fare esperienze e confrontarsi con il rischio. Solo così Betsy e tutti i cuccioli imparano a distinguere, a riconoscere e ad affrontare il pericolo e lo sapranno padroneggiare.

“Capretta curiosa!” può certamente essere annoverato tra le storie di formazione, nonostante la sua brevità. Nella storia di Betsy ci sono tutti gli elementi: la voglia di uscire dal conosciuto, i moniti del mondo adulto, la fuga, la paura, il finire nei guai (anche se qui sono sono temuti/immaginati) ed infine il ritornare al conosciuto, però più forti e consapevoli.

Bellissime le illustrazioni un po’ vintage di Fabiana Bocchi, che le ha dipinte su cotone Arches con colori acrilici,  cosa che dona loro quella materialità che mi ha affascinata subito. Lo stile un po’ retrò appartiene a Fabiana, come lei stessa ammette e come  potete vedere se andate a trovarla qui:  http://www.illustratori.it/FabianaBocchi/.

Paola Ancilotto, Fabiana Bocchi  – Capretta Curiosa! – Edizioni Corsare 2016

Per chi voglia approfondire e leggere qualcosa su gli argomenti accennati:

  • Petr Gray, Lasciateli giocare, traduzione di Alessandra Montrucchio, Einaudi 2015
  • Joan Domènech Francesch – Elogio dell’educazione lenta –  traduzione di M. Beatrice Materzanini, Editrice La Scuola 2011
  • Gianfranco Zavalloni, La pedagogia della lumaca, EMI 2008

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