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La narrazione silenziosa dei Silent Book

La narrazione silenziosa dei Silent Book

Qualche tempo fa in un incontro con un gruppo di adulti, mentre facevo vedere dei Silent Book, una ragazza, mi guarda un po’ titubante e mi chiede se in quei tipi di libri “la storia dobbiamo inventarla noi”, io le sorrido e le rispondo che la storia c’è, è lì, è scritta, solo che non è scritta con le parole.

Mi tornano in mente le tante situazioni simili che ho incontrato nella mia girandolante vita. Per esempio difronte al teatro sperimentale degli anni ottanta, dove la parola detta era scarsissima; oppure di fronte all’arte non figurativa; per non parlare del teatro danza non ispirato ad “una storia”. In tutti questi casi la mancanza di una storia raccontata in un linguaggio conosciuto, lasciava e lascia il pubblico perplesso.

Il silenzio, la pausa, il non parlato ci sembra “non significante” (molto più banalmente: quante volte vi sarà successo di avere a che fare con persone che durante i momenti in cui in un film non ci sono dialoghi, parlano perché “tanto non stanno dicendo niente? Ridacchiate, eh!). Sul valore del silenzio e della pausa durante la narrazione di qualsiasi tipo, ho scritto già (http://libricalzelunghe.it/bianco-e-nero-a-teatro-la-parola-e-il-silenzio/) e quindi non mi soffermo oltre.

Ogni volta che siamo difronte a qualcosa che “non ci è detto chiaramente” con “le parole”, noi pensiamo di essere difronte a qualcosa che non significa oppure che non racconta. Tutti pensiamo che sia più facile interpretare il San Sebastiano di Andrea Mantegna che i quadri di Jackson Pollock perché nel primo le linee e le pennellate danno vita a dei corpi e ad oggetti che (ri)conosciamo.

In qualche modo è ciò che accade di fronte ai Silent Book. Ma come dice Giulia Mirandola in “I  libri sena parole? Lì voglio subito (Hamelin, ad occhi aperti, Donzelli 2012) “… attardarsi a discutere se i libri senza parole raccontino qualcosa è tautologico … Un bambino non pone né si pone dubbi siffatti riguardo ad un silent book“.

I bambini leggono i libri senza parole perché sono in grado i leggere le immagini. Perché scorgono nelle figure significati e storie. Questi sono libri che permettono al bambino di inventare leggendo, di fare connessioni e ipotesi, di entrare nella storia come coprotagonista. Le storie che narrano sono tante e sempre nuove, nonostante l’autore abbia voluto raccontare la sua storie perché i silent book sono libri senza parole, ma profondamente narranti. Hanno una sceneggiatura e una logica, ma le illustrazioni sono piene di storie parallele e permettono al bambino di immaginare.

A chi negli anni mi obbiettava che se “il bambino legge i silent, non impara a leggere” ho sempre risposto che leggere non vuol dire solo leggere le lettere e le parole,  ma le storie. E cosa c’è di meglio di un libro senza parole per immergersi in una storia?

Quando si parla di silent non si può non parlare di Rosellina Archinto, storica fondatrice della casa editrice Emme che nel 1965 dà vita ad una delle più innovative case editrici, contribuendo a svecchiare notevolmente l’editoria italiana, allora molto legata a canoni ottocenteschi.

Dobbiamo a Rosellina libri come Piccolo Blu e piccolo giallo ( 1966) e Nel paese dei mostri selvaggi (1969)

E’ grazie ad Archinto che arrivano in Italia già negli anni ottanta I libri di Anno Mitsusama, illustratore giapponese che con le sue illustrazioni ha raccontato mondi e ambienti.

Sempre grazie alla lungimiranza di Rosellina viene pubblicata l’opera di Iela Mari di cui molti titoli oggi ritroviamo in Babalibri.

Ecco qui di seguito alcuni dei silent book pubblicati oggi in Italia:

 

Mariana Ruiz Johnson, Mentre tu dormi Carthusia 2015 (Vincitrice del premio Silent Book Contest 2015)

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Gabrielle Vincent, Un giorno un cane, Gallucci  2011

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Suzy Lee, L’onda, Corraini 2008

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Gedda Muller, Indovina che cosa succede, Babalibri 2001

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Cristina Bazzoni, Pois, Carthusia 2016 (Finalista al Silent Book Contest 2015)

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Thé Tjong- Khing, Torte in fuga, ma le torte dove vanno? Beisler 2013

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Paola Formica,  Orizzonti, Carthusia 2015 (Finalista al Silent Book Contest 2014)  

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David Wiesner, Martedì, Orecchio Acerbo 2016 

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