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Una noia piena perché vuota

Che noia, pensa Orsacchiotto.

La noia è talmente tanta che non sa cosa fare. Cerca di coinvolgere  gli altri in qualche gioco o attività, ma sono tutti molto occupati.

Orsacchiotto sconsolato, si mette a vagare per i bosco, senza un meta e …. si perde.

Poi si stufa anche di vagare e stanco di non far niente, si butta sull’erba.

Uffa che noia 3

Uffa che noia! Orsacchiotto sta lì immobile e senza fare niente….uffa ….per tanto tempo, veramente tanto!

Uffa, che noia!!

Il tempo passa e Orsacchiotto non sa cosa fare.

Uffa che noia 2

Ad un certo punto sente il vento che gli arruffa la pelliccia, gli passa in mezzo al folto pelo e gli fa un po’ di solletico.

Il vento che porta le nuvole. Ora tante nuvole solcano il cielo e Orsacchiotto le guarda. All’improvviso qualcosa sbuca dal terreno. Una talpa!

Poi ecco che arriva un uccellino e Orsacchiotto lo guarda svolazzare. Poi pensa che forse anche lui può volare:

Spalancò le zampe come se fossero enormi ali e ….divenne un’aquila maestosa…sorvolò monti, valli e boschi…

Uffa che noia 4

 

Bellissima storia scritta e illustrata da Henrike Wilson (traduzione di Alessandra Petrelli e Chiara Belliti  Beisler 2017) che ci ricorda il valore della noia. Il suo volare formativo.

La noia è fomentatrice di creatività.

Orsacchiotto solo dopo essersi annoiato e annoiato e annoiato, riesce a vedere il mondo da un altro punto di vista e a “volare”.

Sentiamo l’impellente bisogno di riempire la nostra vita e quella dei bambini di cose da fare. Il tempo passato a casa o a bighellonare nei prati è vissuto come tempo perso.

Vivere la noia come un tempo buono

Da una ventina d’anni a questa parte l’adulto (genitore, insegnante, nonno/nonna, animatore, allenatore) si sente in dovere di riempire il tempo dei bambini con stimoli di ogni tipo, come se solo portandoli a mostre, atelier, laboratori, teatri, cinema e giocopsicoqualcosa, psicomotoqualcosaltro, i bambini facciano esperienza ed evolvano (uso questo termine perché l’ho sentito usare proprio in tali contesti). Si pensa che più cose si fanno più competenze si acquisiscano.

In realtà è vero il contrario. Troppi stimoli e troppa attività finisce con l’impedire a nostro cervello di essere creativo. Il tempo vuoto e lento è fondamentale. In campo lavorativo,  molti studi attestano che lavorare tante ore non aumenta affatto la produzione e quanto più un lavoratore è rilassato e ha “staccato”tanto più è produttivo; la sperimentazione è in atto da anni nei paesi del Nord Europa.

Stiamo attraversando un periodo di profonda crisi educativa. Questo sistema sta creando storture.

Credo sia importante partire dal togliere.

Restituire il tempo vuoto ai bambini (e a noi!).

All’inizio sarà dura. Lagneranno, si accapiglieranno e vi  renderanno la vita impossibile. Ma voi tenete duro. Piano piano, lentamente il tempo vuoto entrerà in loro.

Piccola storia vera

Mi viene in mente una maestra che qualche anno fa portò in classe dei giochi da tavolo. All’inizio i bambini se li litigarono, litigavano tra loro, non accettavano le  regole. Le colleghe le dicevano che avrebbe dovuto organizzare tornei, oppure delle giocate collettive dove lei (l’adulto) desse le regole. Le ci volle poco più di una settimana, durante la quale non intervenne mai nelle discussione e mai spiegò i giochi; i genitori si lamentavano che i bambini litigassero o che si sentissero mortificati perché perdevano in quanto non sapevano i giochi e si chiedevano che cosa facesse in classe.

Poi il gruppo fece il suo compito: si assestò.

Oggi che i bambini sono in quinta primaria si autogestiscono splendidamente questo momento, hanno portato giochi nuovi e ne hanno inventati alcuni.

In tanti anni di lavoro con e per i bambini ho notato che tanto più l’adulto si intromette, tanto più litigano, non riescono a relazionarsi tra loro e diventano dipendenti dalla figura adulta.  Più l’adulto è fuori dalla vita e dalle relazioni tra bambini, tanto più il gruppo si autogestisce e crea. Tanto più il bambino è lasciato in “balìa di sé stesso”, più crea, immagina, costruisce, sogna …

Ma torniamo ad Orsacchiotto. Orsacchiotto ha avuto la grande fortuna che nessuno potesse occuparsi di lui. Rimasto solo con se stesso, dopo un primo momento di vuoto nella testa e di noia ( che forse gli hanno procurato anche un po’ di nervosismo) ha (ri)cominciato ha sentire il suo corpo, a percepirsi. Il vento che spettina la sua pelliccia è la metafora di un riappropriarsi del proprio corpo.

Orsacchiotto volando potrà vedere la realtà da altri punti di vista e immaginare e immaginarsi.

Henrike Wilson – Uffa, che noia! – Traduzione di Alessandra Petrelli e Chiara Belliti – Beisler 2017

Per approfondire:

http://comune-info.net/2016/11/imparare-a-perdersi/

Gianfranco Zavalloni – pedagogia della lumaca, EMI 2012

Joan Domènech Francesch Elogio dell’educazione lenta – Traduzine di M. Beatrice Materzanini – Editrice La Scuola 2011

Mario Lodi – Cominciare dal bambino – Piccola Biblioteca Einaudi  1977

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