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Capelli lunghi e piedi scalzi: le ragazze selvagge di Katherine Rundell

Capelli lunghi e piedi scalzi: le ragazze selvagge di Katherine Rundell

I libri di Katherine Rundell sono attraversati da un filo rosso che si dipana e ti prende al cuore.

Le sue protagoniste vivono tutte fuori della società “civile” e fuori dalle regole del buon senso e del decoro imposti dalle convenzioni. Sono sporche e scomposte, spesso scalze e vestite come capita. Vivono a contatto con la natura che è loro maestra, conoscono il linguaggio degli animali, ne condividono spazi e cibo. Sono veloci come leopardi, conoscono la neve e il vento come i lupi e le nuvole come i corvi. Sanno contare ma non conoscono e tabelline, amano la musica e i libri, ma non sono mai state a scuola.

Costrette a fuggire si nascondono scomparendo agli occhi di chi non sa vedere.  Sophie attraversa Parigi su i tetti perché tanto gli adulti non guardano in alto. Feo veloce come un lupo, conosce la neve e si nasconde tra gli alberi.

Le protagoniste dei romanzi di Katherine Rundell non possono non farci pensare a Pierino Porcospino (H. Hoffmann, 1845)!

H.Hoffmann, Pierino Porcospino, traduzione di Gaetano Negri, Hopeli 1935

Tantissimi sono i punti di contatto. Molte sono le cose che accomunano Sophie, Will e Feo, una su tutte i capelli. Tutte e tre hanno i capelli lunghi e incolti che usano per coprirsi, nascondersi, pulirsi, pulire e scaldarsi. Se costrette li legano, li tagliano o li nascondono per sembrare delle “brave ragazze”.  I capelli rappresentano più di ogni altra cosa ciò che differenzia il selvaggio dal civilizzato e l’uomo e la donna“per bene” dalle devianze. I pirati e le prostitute avevano i capelli lunghi e incolti e i bravi bambini si pettinano per andare a far visita alle vecchie zie o ai vicini, come ci racconta Marina Petruzio in quest’articolo su Libri Calzelunghe: https://libricalzelunghe.it/2019/02/08/ma-come-porti-i-capelli-bella-bionda/

Come Pierino Porcospino, le ragazze create da Rundell, incarnano l’enfant sauvage da addomesticare. Se Pierino Porcospino <<…ha le unghie smisurate…i capelli sulla testa gli han formato una foresta, densa, sporca puzzolente>> (1), Will ha i capelli che le arrivano alle ginocchia che usa per nascondersi e pulirsi, ma anche per nascondere piccoli animali contro chi vuole far loro del male e Feo ha lunghi capelli che usa per scaldarsi e lega tenendoli insieme con il coltello che usa per difendersi.

Nei romanzi di questa scrittrice nata in Inghilterra e cresciuta in Zimbawe, gli adulti sono i detentori delle convenzioni e del ben pensare, sono coloro che devono raddrizzare,  pulire e vestire come conviene  e soprattutto pettinare “i bambini perduti” (2) e tutte le Feo,  le Will e le Sophie.

Quell’infanzia spettinata e ribelle, affamata di conoscenza gioiosa e di amore, deve assolutamente essere messa in riga e fatta rientrare nei giusti ranghi. Tuttavia a differenza del celeberrimo poemetto di Hoffmann, le tre ragazzine sauvages hanno, fortunatamente per loro, degli adulti che sanno stare loro accanto, offrendo supporto e calore. Se Pierino Porcopsino è vittima di una società adulta che lo costringe crudelmente ad essere pulito e ordinato, le nostre hanno accanto adulti dialoganti, che offrono strumenti per crescere, indicano strade, incitano senza costringere. È la saggezza del Maestro che sa, ma non può far altro che mostrare in attesa che l’allievo compia la sua scelta, spronando, indicando con autorevolezza mai con autorità. Gli adulti positivi di Rundell sanno che il passaggio dall’infanzia all’età adulta è un passaggio doloroso soprattutto, perché comporta una frattura non sanabile. È necessario tagliarsi i capelli e imparare a fare “capriole nella tempesta”:

<<…Ti prometto…che tutto diventerà più bello quando smetterai di nasconderti…So quanto può essere difficile la scuola, amore mio. La odiavo anch’io. Se torni in collegio, non sarà come fare capriole sotto il sole>> (3).

Tuttavia agli adulti, in Rundell, resta una grande risorsa: guardare al mondo dell’infanzia non come a una realtà imperfetta da raddrizzare, ma piuttosto come a un mondo pieno d’idee e di energie fertili, di stimoli e visioni e soprattutto con quel legame con la selvatichezza e la natura, senza la quale l’Uomo non è nulla. Solo così e dall’unione di queste due tribù (4) ci si può salvare da questo mondo che sembra essere a un punto di svolta, perché come dice Feo verso la fine de “La ragazza dei lupi” in uno dei più bei brani letti negli ultimi tempi <<…il futuro dobbiamo proteggerlo: è qualcosa di fragile. Il futuro merita tutto l’aiuto possibile>>.

Ma chi sono le protagoniste dei romanzi di Katherine Rundell? Eccole qui, riassunte in poche righe.

In Sophie sui tetti di Parigi (traduzione di Mara Pace, illustrazioni di Terry Fan, Rizzoli, 2015), Sophie, dopo un naufragio, a solo un anno di vita, si ritrova a galleggiare nella custodia di violoncello.

La raccoglie Charles, un bizzarro scapolo che vive usando i libri come tavoli e stoviglie. Sophie cresce libera di esprimersi e di fare domande, di disegnare sulla carta da parati, accolta e guidata con sapienza e amore.  Saranno costretti a scappare per evitare che la ragazza sia chiusa in un istituto poiché secondo le convenzioni del mondo adulto, Sophie non stava ricevendo una giusta educazione. Inizia così un’incredibile avventura che porterà Sophie a conoscere un gruppo di ragazzi che vive su i tetti di Parigi, lontani dallo sguardo adulto e a condividerne un pezzo di v

Anche Wilhelmina (Will), la protagonista di Capriole sotto il temporale (traduzione di Mara Pace, Rizzoli, 2018) è una ragazzina che vive libera e felice con il padre in Zimbabwe.

Scorrazza per il bush, cavalcando senza sella, arrampicandosi sugli alberi e giocando con animali nella polvere che, a volte, si trasforma in fango con le sue infinite possibilità. Will vive così, senza scuola, apparentemente senza regole, imparando mille cose dalla natura e dal fango, con le ginocchia perennemente sbucciate e i capelli lunghi fino alle ginocchia.  Vive così, fino a che la sua vita non è travolta talmente tanto da ritrovarsi, nell’arco di poco tempo catapultata nella fredda e formale Inghilterra in un collegio per ragazzine, con i suoi stivali infangati e i suoi lunghissimi capelli, mai pettinati. Adattarsi per Will sarà faticosissimo e lacerante. Un vero e proprio passaggio che compirà grazie un’insegnante che saprà vedere oltre i lunghi capelli.

Poi c’è Feodora (Feo), la protagonista di La ragazza dei lupi (traduzione di Mara Pace, illustrazioni di Gerlev Ongbico, BUR, 2018) che vive con la madre nei boschi della Russia Zarista.

Feo e sua madre sono delle soffialupi e hanno il compito di “rieducare” i lupi cresciuti nei salotti dell’aristocrazia viziata che costringe questi nobili e fieri animali a camminare sulle zampe posteriori e a stare accucciati nei salotti. I soffialupi non sono ben visti dall’esercito zarista, capeggiato dal sanguinario Rukov, perché i lupi sono considerati dannosi, selvaggi e da abbattere. Feo e sua madre con la loro vita nel bosco, a contatto con i lupi, sono considerate streghe e Rukov troverà una scusa per arrestare Martina. Sophie partirà con Bianca Nero e Grigia, i lupi con i quali condivide la vita, nonché un cucciolo ancora senza nome che la ragazza tiene nella camicia, per liberare la madre. Il viaggio per arrivare a San Pietroburgo sarà lungo, faticoso e doloroso, fatto d’incontri e di separazioni. Durante il tragitto si uniranno a lei bambini e ragazzi, fino allo scontro finale che porterà Sophie a capeggiare la rivolta per liberare la madre e tutti quelli che hanno subito ingiustizie (perché non si è liberi da soli, capirà Sophie). Alla lotta si sono uniti bambini, ragazzi, adulti e, ovviamente, i lupi.  

Note:

  1. Martino Negri, Pierino Porcospino: prima icona della letteratura per l’infanzia, Franco Angeli, 2018.
  2. Matteo Baraldi, I bambini perduti. Il mito del ragazzo selvaggio da Kipling a Malouf, Quodlibet, 2007.
  3. Katherine Rundell, Capriole sotto il temporale, traduzione di Mara Pace, Rizzoli, 2018.
  4.  Alison Lurie, Non ditelo ai grandi, Mondadori, 1993.

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