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Harold che si disegna il mondo

Harold che si disegna il mondo

È in libreria dallo scorso 29 ottobre La fiaba di Harold di Crockett Johnson, tradotto da Sara Saorin, edito da Camelozampa.

Ritroviamo Harold, che avevamo già conosciuto a maggio con Harold e la matita viola (tradotto da Sara Saorin e edito da Camelozampa).

Harold è un bimbo fantasioso e intraprendente che se ne va in giro per un mondo che lui stesso contribuisce a creare. In La fiaba di Harold, il giovanissimo protagonista ha a che fare con castelli, ponti levatoi, re, corone, streghe e tappeti volanti. Vabbè, mi direte, è una fiaba! Che ci sia un castello, un re e una strega è normale e logico.

Ma La Fiaba di Harold è molto di più; come in tutti i libri di Crockett Johnson, è la forma narrativa che diventa storia.

Harold è il protagonista e il narratore/inventore della fiaba di cui fa parte; egli costruisce la fiaba e ne è contemporaneamente il protagonista passivo e stupito.

<<Per tappare il buco, Harold vi mise un orologio, utile e decorativo. Fu sorpreso di vedere quanto fosse tardi>>.

Harold sale le scale che disegna egli stesso per poi costatare che << per fortuna non c’erano altri gradini>>. È lui che disegna le scale o è la matita che crea? Chi decide quanti saranno i gradini?

In altri punti è Harold che decide cosa fare e quindi, se bisogna entrare in un castello dalle mura altissime, che si disegni un topo!Poiché, certamente, se c’è un topo ci sarà la sua tana da cui entrare!

In Johnson c’è un costante e affascinante gioco tra l’autore che narra la storia e il protagonista che sembra inventarsela. Protagonista, peraltro, che è sempre in bilico tra il costruirsi la storia e il subirla: Harold per scendere dal tetto del castello ha bisogno di una guglia; niente di più semplice che disegnarla, ma, questa poi si rivelerà, con sua meraviglia, il cappello di una strega.

È la matita che disegna e mostra a Harold ciò che accade e dove deve andare o è Harold che disegna la sua strada?

Spesso il piccolo protagonista disegna la soluzione a un problema (le zanzare per scacciare la strega) che si rivela a sua volta una difficoltà da affrontare (troppe zanzare) e sarà quindi costretto a disegnare un espediente per risolvere il problema che ha creato.

Chi inventa la storia, Harold la matita o l’autore? Chi fa crescere i fiori, la pioggia nella storia o la matita che li disegna?

Crockett Johnson con questo semplice libro ci dona una storia che è sia un inno al potere dell’immaginazione sia una riflessione filosofica di altissimo livello da leggere con serena complicità ai bambini senza assolutamente spiegare, perché loro lo sanno bene che cosa vuol dire inventarsi una storia di cui si è protagonisti e finire nei guai a causa di un drago inventato loro stessi.

I bambini sanno che Harold si costruisce la strada che gli serve per raggiungere il suo obiettivo, anche se ignora cosa troverà lungo di essa.

Un libro straordinario di un autore eclettico e geniale portato in Italia da una casa editrice cui dobbiamo veramente molto, perché sta portando nelle librerie italiane il meglio della letteratura nazionale e internazionale (intanto sappiate che ad aprile 2021 è prevista l’uscita della terza avventura di Harold).

Un libro adatto anche ai ragazzi grandi (lo so che ridacchieranno!) per parlare di filosofia ma anche di metatesto. Provateci e fatemi sapere.

La fiaba di Harold così come Harold e la matita viola ci permettono di giocare e inventare storie estemporanee e di “caderci dentro”.

Un gioco che ho fatto tantissime volte con i bambini sia della scuola dell’Infanzia sia della Primaria (cambia solo il linguaggio e l’ approccio) è quello di disegnare una storia lunghissima a più mani e coinvolgerli poi, o contemporaneamente, in una narrazione guidata dall’adulto (ma anche con loro interventi, dipende dal gruppo).

Potete usare dei semplici fogli A4 bianchi che unirete fino a formare un lunghissimo foglio di tre /quattro metri; vi consiglio di usare lo scotch di carta (detto “da carrozziere”) perché molto più maneggevole e soprattutto ci si può scrivere e disegnare sopra.

Dite ai bambini di disegnare una storia. In genere si formano dei gruppi estemporanei ma c’è anche qualcuno che vuole disegnare da solo, va bene tutto!  Verrà fuori una storia complessa e non continuativa perché ognuno ne scriverà una parte. Va benissimo, non è la logica sequenziale che ora ci interessa. Può essere anche che i bambini si accordino su cosa disegnare. Lasciateli fare, se tutto va bene per un quarticello d’ora potrete rilassarvi e guardarli lavorare. 

A questo punto decidete come procedere.

  • O lasciate che loro disegnino e poi voi narrate su loro suggerimento, o inventando dai disegni e quindi giocando le entrate e le uscite da luoghi, paura di mostri, camminate su strade più o meno impervie e lotte con streghe o alberi animati.
  • O mentre loro disegnano, inventate la storia all’impronta facendovi guidare dai bambini ma anche dalla vostra immaginazione.

Sono consapevole che questo lavoro ora è impossibile perché prevede di lavorare in terra e in vicinanza, scambiandosi matite, cere o pennarelli!

Rimandiamolo al prossimo anno (intanto è qui e lo potete ritrovare!) e facciamo tutto con l’immaginazione guidata.

L’adulto disegna ciò che bambini raccontano.

  • Unite una decina di fogli A4 con lo scotch di carta oppure due fogli di carta da pacchi bianca, fornitevi di un pennarello (meglio un pantone che ha una bella punta e colori decisi, costano un po’ ma ve ne serve uno solo).
  • Attaccate i fogli al muro e disegnate qualcosa (sarà il punto da cui iniziare la narrazione , quindi pensateci un po’): un albero, un sasso, un bambino, una vecchia…
  • Chiedete ai bambini di raccontare cosa accade e disegnate all’impronta; ogni tanto giocatevi la carta della matita che fa quello che vuole e mettete nella storia anche ciò che amate, oppure usate questo espediente per far virare la storia e stupirli.

Crockett Johnson, La fiaba di Harold, traduzione di Sara Saorin, Camelozampa, 2022.

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