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Museum, chi guarda chi?

Finalmente Museum ( di Javier Sáez-Castán, illustrazioni di Manuel Marsol, Orecchio Acerbo, 2019) è nelle mie mani. Lo avevo adocchiato a Più Libri Più Liberi a dicembre dello scorso anno e mai più dimenticato.

È un libro difficile da definire.  Quadrato, sembra un piccolo quadro; il titolo rimanda a un qualcosa di altrettanto difficile da definire. Giustamente Orecchio Acerbo, nella sinossi al libro (https://www.orecchioacerbo.com/editore/index.php?option=com_oa&vista=catalogo&id=616), si chiede, e ci chiede, che cosa sia un museo.

Nonostante il termine abbia un’etimologia che risale all’antica Grecia, ancora oggi la discussione sul ruolo e sulla definizione di museo è aperta.  Stati e Governi non sono arrivati a un accordo, questo non tanto per motivi politici (una volta tanto!) ma perché effettivamente il concetto di museo è abbastanza complesso. Questo solo per dire che il titolo rimanda a qualcosa che pensiamo di conoscere ma non è così. Qualcosa in realtà di difficile da definire (sul concetto di museo, tornerò).

Indefinibile e intrigante, questo è Museum. Un libro senza parole che racconta di un viaggiatore cui si rompe la macchina vicino una costruzione che si erge su una collina, che persino a me, che non sono un’amante del regista inglese, ricorda la casa di Psyco, come molti hanno notato. Il viaggiatore si arrampica fino alla casa, vi entra e ha, come noi che entriamo con lui, l’impressione di essere entrato in un museo, giacché ci sono esposti quadri con tanto di etichetta e nell’accezione comune ciò denota un museo. È qui che il suo viaggio si fa strano e inquietante, perché quei quadri sembrano rappresentare lui e la sua macchina, non solo, alcuni personaggi escono dalle cornici. Terrorizzato, il nostro viaggiatore vorrebbe fuggire, ma ormai per il museo è scattata l’ora di chiusura (e questo è molto hitchcockiano).  Dovrà trovare una soluzione per uscire.

Se il rimando a Hopper è immediato per le inquadrature di molte illustrazioni e per la scelta dei colori, a me pare che l’influenza del surrealismo sia ancora più marcata. L’occhio nelle sue mille accezioni di indagatore e ingannatore, di “specchio dell’anima” e filtro/maschera, è una costante del surrealismo pittorico e cinematografico.

Tutto è sguardo in Museum

Quegli occhi che già in copertina guardano te lettore sono occhi che fanno domande, come il presagire di qualcosa. Il libro è disseminato di occhi indagatori: lo spioncino (che poi sono due) del portone, lo sguardo della donna del quadro e del pappagallo che guardano chi guarda. Lo sguardo del viaggiatore che è sempre sgranato, terrorizzato, guardingo.

Chi guarda in Museum? E chi è guardato?

La realtà da quale parte della cornice sta? Quale cornice? Quella dei quadri o la copertina del libro?

Un albo straniante, come lo ha definito Roberta Favia (qui: https://testefiorite.it/2020/03/museum/) e, mi ripeto, intrigante, da proporre ai bambini e ai ragazzi, senza dare spiegazioni e senza nessuna aspettativa.

A mio parere è necessario avere più copie del libro (utilizzate le biblioteche o coinvolgete una libreria amica) e fare piccoli gruppi. Lasciate tempo. Ascoltate le loro domande e il loro stupore e cercate con loro risposte, che non potranno mai essere le stesse.

Non citate Hopper né il surrealismo o Hitchcock, al limite disseminate nello spazio fotocopie in A 3 di quadri e inquadrature. Provocate domande. disseminate indizi.

Javier Sáez-Castán , Museum, illustrazioni di Manuel Marsol, Orecchio Acerbo, 2019 .

Il libro è stato insignito del Bologna Ragazzi Award 2020 Cinema Special Cathegory

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