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Borders scritto da Giuliana Facchini e editato da Sinnos Editrice, è un romanzo distopico. È un romanzo che racconta un viaggio. È soprattutto un romanzo che racconta noi. Giuliana Facchini nel suo Blog (https://ilgiovanebrik.com/) racconta come è nato questo libro. L’esigenza di raccontare il mondo che stiamo vivendo; l’emergenza ecologica che è una responsabilità di tutti.

Così nasce così Borders, una storia che parla di noi.

Siamo in un futuro non lontanissimo (se non ho fatto male i calcoli, dato che Facchini qualche indizio lo dà, siamo circa nel 2070-2075) la Terra, dopo la Grande Malattia che ha distrutto la vita sulla Pianeta, ha subito cambiamenti; un dittatore (il temuto C.O.R.V.O) ha preso il potere e ha creato un mondo asettico e ipercontrollato. Come spesso accade quando c’è un cataclisma c’è chi si rifugia solo nella scienza e nella tecnologia e chi anela a una vita “pura” e incontaminata, rifiutando ogni tecnologia.

Quasi nessuno ricorda come era “prima”. La vecchia Olmo sì! Ricorda. Ha cento anni e tredici anni prima di questa storia ha adottato quattro neonati rimasti orfani a cui ha dato il nome di quattro grandi autori a lei cari: Dickens, Verne, Lindgren e Alcott.  Ha creato per loro e con loro una vita diversa di quella di Magnolia, la grande città tecnologica ai margini della quale vive con i quattro ragazzi.

Magnolia la megalopoli tecnologicamente avanzatissima, super efficiente in cui tutti e tutto è sotto controllo e che sorge in mezzo a un deserto di cemento. Non esiste biodiversità a Magnolia, i semi sono prodotti in laboratorio. Ai margine della città un gruppo di resistenti e ribelli, che si ostinano a coltivare la terra con i pochi semi rimasti, conservati, dopo la Grande Malattia. Olmo e gli altri ribelli sono la memoria storica dell’Umanità, si ostinano a raccontare storie e perseverare nel piantare fiori e piante medicinali. La vecchia sa che è necessario tessere i fili che ci legano all’Uomo e alla Terra.

Ma il tempo stringe, Olmo è vecchia ed è necessario capire se un’altra vita, oltre Magnolia, è possibile. Così la donna organizza per i quattro ragazzi una spedizione: attraversare il deserto di cemento per vedere cosa è rimasto al di là.

Dickens, Verne, Lindgren e Alcott partono. Il loro è un viaggio iniziatico alla riceerca del loro futuro e del futuro della Terra;  perché se Magnolia non è la vita, con estrema difficoltà lo potrà essere ciò che potrebbe essere sopravvissuto: una vita senza nessun tipo di ritrovato tecnologico, senza la medicina moderna, senza elettricità, una vita in cui la mortalità infantile è (di nuovo) altissima, dove non è (più) possibile curare molte malattie e dove ogni ritrovato tecnologico che effettivamente ha migliorato la vita, è sconosciuto (rifiutato?).

I quattro ragazzi – e gli altri che incontreranno sulla loro strada – sono la speranza di un futuro dove sapere antico e tecnologia si fondono per migliorare la vita di tutti, nonostante i vari Poteri che tenteranno e hanno tentato di controllare la ricerca e il sapere; Poteri che sempre ci saranno e che saranno tanto più forti, quanto più noi saremo impreparati.  

Borders ci racconta che la tecnologia e lo sviluppo non risolvono tutto, ma molto, che possono convivere con l’orto, con il rispetto della Natura, con la poesia e le vecchie e nuove storie. Dipende da noi.  

Il romanzo è bello, avventuroso, arioso e pieno di vita, di vite e di scelte. Giuliana Facchini ha scrittura fluida; ci racconta cose importanti e le inserisce in un’avventura distopica che è un viaggio alla ricerca del proprio posto nel mondo; un mondo nuovo.

La copertina, azzeccatissima, è di Mara Becchetti.

Giuliana Facchini, Borders, Sinnos Editrice, 2022

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