Memoria

La letteratura racconta mondi, luoghi, persone e ambienti. Così facendo si fa strumento di memoria.

Non importa se la storia è completamente inventata. Se i luoghi e i personaggi sono credibili, quella storia è vera. Penso a Dickens, tanto per citare un narratore di storie vere inventate.

A questo pensavo mentre leggevo le ultime righe di L’aquilone di Noah scritto da Rafael Salmerón, traduzione di Daria Podestà con la revisione di Sante Bandirali, editato da uovonero.

L’aquilone di Noah è un romanzo articolato, con molti personaggi pieni e scolpiti a tutto tondo, tanto che persino quelli appena accennati, ti restano in mente.

Salmerón riesce incredibilmente bene a descrivere la vita della comunità ebraica nel ghetto di Cracovia durante la seconda Guerra Mondiale e le persecuzioni naziste.

La famiglia Baumann, di cui fa parte il piccolo Noah, che vive del poco che riesce a racimolare, nonostante Dora, la matriarca, boriosa e sprezzante si senta una gran signora e guardi tutti dall’alto in basso. Si rammarica, Dora di aver sposato Leopold Baumann, tanto che a volte si presenta con il suo cognome da “signorina” per poi subito correggersi. Lei che avrebbe potuto sposare chiunque, ha sposato quell’omarello incapace e con la testa sempre ficcata negli orologi. Che se non fosse per lei, non avrebbero neanche una casa! Menomale che ha sua figlia Hannah, la sua gioia. Hannah che è uguale a lei. Che splendidi personaggi ha dipinto Salmerón! Queste due donne che viaggiano a braccetto, che si sentono superiori a tutti. Sempre insieme. A mento alto. Due personaggi quasi di passaggio, tanto che quando”scompaiono”quasi non ce ne accorgiamo (in realtà Salmerón le fa uscire di scena in un paio di righe <<…si fanno piccole e scompaiono>>, altezzose anche in qual caso)

Poi c’è Joel Baumann. Come non innamorarsi di questo ragazzone, buono e tenero, che per tutto il romanzo e fino alla fine si batterà per proteggere il fratello? Joel così solo e così maturo; così pieno e bisognoso d’amore.  È lui che ci conduce tra strade di Cracovia, passando per le vie secondarie per non incontrare le SS, è lui che ci fa sentire la forza della resistenza e la tenerezza per Noah. È lui che ci racconta la solarità e la dolcezza degli Hiller. Poi c’è Noah Baumann, un bimbo di circa sei anni. Non parla. Noi uomini e donne del XXI secolo ipotizziamo sia affetto da autistismo; quando nacque, negli anni Trenta del Novecento, fu considerato speciale o più prosaicamente ritardato. Noah ha una grande passione per gli aquiloni, sono il suo mondo. Se in qualsiasi altro luogo incespica e se su altri argomenti non sa, quando ha in mano il filo del suo aquilone, diventa un maestro, abile, attento scrutatore di cieli e capace di sentire il vento.  Noah che ha paura degli uomini in divisa ed è felice quando incontra il giocattolaio Rosemfeld , il chirurgo, il medico il rabbino  degli aquiloni. a lui sorride.

Poi c’è la famiglia Hiller con la loro saggia dolcezza e la loro ironia. Sarah con il suo tenero e passionale amore per Joel, Irena e Solomon Hiller, solari e forti, i genitori che Joel e Noah non hanno avuto. Due figure tragiche e bellissime.

Infine c’è Daniel Hiller, fratello di Sarah, lo incontriamo poco, schivo e arrabbiato, vuole battersi contro la dittatura, ci prova.

Tanti personaggi di contorno, dipinti con poche parole e schizzati magistralmente.  

Rafael Salmerón con un’abilità, che a me ha ricordato Harry Bernstein, racconta un’umanità fatta di gente che cerca di sopravvivere alla povertà, alla guerra e all’assurdità di leggi e confinamenti, con la disperata speranza che passi. .

Sullo sfondo le SS di cui sentiamo il passo, scorgiamo le divise, udiamo le voci. Hanno potere, il potere delle leggi e dei divieti, ma non hanno volto, né carattere, né famiglie. Sono potenti ma Salmerón li lascia sullo sfondo. Ombre.

L’autore spagnolo descrive poco dei campi e delle violenze e lo fa volutamente. Ci fa innamorare di quella comunità variegata, fatta di uomini, donne, ragazzi e bambini che cercano di andare avanti, proteggendosi l’un l’altro e proteggendo le loro cose e i loro riti, per restare umani. Perché così la loro fine è un colpo al cuore.

Giganteggia su tutti la figura del giocattolaio Rosemfeld , il chirurgo, il medico il rabbino  degli aquiloni. Una figura che fa capolino tra le pagine e le righe, quasi non ci fai caso. Poi ti accorgi che è potentissima. Come incredibilmente forte è la figura di Noah. In lui la speranza della rinascita.

 Rafael Salmerón, L’aquilone di Noah, traduzione di Daria Podestà con la revisione di Sante Bandirali, uovonero, 2022

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