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Sante Bandirali

Elle Mc Nicoll, giovane autrice neuro-divergente, stanca di non vedere rappresentati in letteratura bambini e ragazzi neurodivergenti, dopo averci scritto una tesi, ha deciso di scrivere lei stessa un romanzo la cui protagonista è una ragazzina affetta da autismo, convinta dell’importanza di una letteratura che rappresenti tutti. Uscito in Inghilterra un anno fa e in Italia il 1 aprile scorso, in vista della giornata mondiale dell’autismo, che cade il 2 aprile, Una specie di scintilla, tradotto da Sante Bandirali e edito da Uovonero, è il suo romanzo di esordio.

Addie ha undici anni ed è affetta da autismo. La sua vita non è semplicissima perché il mondo è strutturato per i neurotipici. Le persone che parlano ad alta voce la disturbano. I suoi compagni gridano, si spingono e si avvicinano troppo; questo provoca in Addie un fastidio fisico, quasi un dolore. In biblioteca no. È tutto più semplice.

<<…in biblioteca è tutto tranquillo. C’è moltissimo spazio. C’è una finestra aperta per far entrare un po’ di aria fresca. Non è permesso parlare ad alta voce>>.

E poi in biblioteca, c’è il signor Allison, il bibliotecario, che non fa domande noiose e inutili e parla di libri. Addie ama i libri, adora immergersi nella conoscenza di alcuni argomenti.  Leggere senza fretta parole ordinate. Il signor Allison, ricordandosi che la ragazzina gliene aveva parlato, le ha fatto avere un libro sugli squali. Addie ama gli squali e a volte si sente un po’ come questi magnifici animali che hanno i sensi molto acuiti e sono incompresi e odiati. << La gente non li capisce…Li odiano. Così cercano di fare loro del male>>.

A scuola i compagni la evitano perché è diversa e per loro è difficile rapportarsi con lei; non hanno esempi adulti che possano utilizzare per capire; se cresci in una realtà che ti dice solo a parole che ognuno è diverso, ha i suoi tempi e la sua visione del mondo, ma in realtà insegna e agisce come se tutti imparassimo allo stesso modo e avessimo gli stessi gusti e chi è diverso è fuori (stupido, frocio, ritardato, inadatto), non puoi non provare disagio di fronte a chi non è come te o non si maschera (se ci riesce!) per essere come te.

 La sua migliore amica le volta le spalle. L’insegnante, chiusa nella sua monocultura, non è disponibile a guardare oltre. È troppo difficile mettersi in discussione e creare una comunità educante. Meglio pensare che chi crea problemi sia da emarginare perché sbagliato, viziato; d’altro canto  <<…anche gli adulti possono essere bulli>> le dice la sorella Keedie.

Persino Nina, una delle sue sorelle, fa fatica a entrare in relazione con lei. Solo Keedie, gemella di Nina e anche lei affetta da autismo, sembra capirla. Keedie che ha dovuto affrontare tutto da sola, le angherie dei compagni e degli adulti che la chiamavano viziata. Keedie che per andare avanti si maschera .

Un giorno, durante una lezione Addie sente parlare per la prima volta delle streghe e dei processi per stregoneria. È come una fitta. Sente che quelle donne erano come lei. Schive, brillanti alle volte, altre perdute tra le parole che sembrano senza senso. Spaventate. Diverse. Decide di battersi perché nella sua cittadina, che in passato ha processato e ucciso molte “streghe”, sia affissa una targa in loro ricordo. Per chiedere scusa e per non dimenticare. Per iniziare il cambiamento.

Un romanzo scritto dal punto di vista di Addie che racconta in prima persona. Uno stile asciutto capace di narrare le difficoltà di chi vede e vive il mondo diversamente e di accompagnare il lettore dentro una realtà di cui si parla spesso sproposito e con molti pregiudizi.

Due in particolare le riflessioni che mi porto dietro. La prima: l’autrice per ben tre volte, nel romanzo parla di bullismo degli adulti. Un bullismo che nasce dal non volere andare oltre il proprio ristretto modo di vedere; un bullismo che alimenta e nutre quello dei bambini e dei ragazzi. E che è quello che più mi disgusta. La seconda: la figura di Keedie che trovo tenera e drammatica. Keedie è neurodivergente ma a differenza di Addie, nasce in una famiglia non ancora consapevole, subisce il bullismo degli adulti e la conseguente emarginazione dei compagni, fino a quando, per sopravvivere, non indossa una maschera che le costa molto, moltissimo. Una lacerazione.

Un romanzo doloroso e acuto che racconta, senza ipocrisie, la neurodivergenza. Una storia di lotta per essere e per vedere riconosciuto il proprio modo di vedere il mondo. E, in prospettiva, vedere riconosciuti i modi di vedere il mondo.

Una specie di scintilla avrà un posto speciale nella mia bibliografa per l’Agenda 2030.

Elle McNicoll, Una specie di scintilla, traduzione di Sante Bandirali, Uovonero, 2021

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