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Un Giardino per perdersi

Il giardino come luogo per ritrovarsi e per coltivare se stessi o come luogo ameno o ancora come luogo esoterico è presente nella letteratura, nelle religioni nella mitologia e nella fiaba, anche se nell’ultimo caso bisogna fare dei distinguo che per ora tralascio. Nel momento in cui ho ripreso in mano vecchi libri e storie su quest’argomento mi sono resa conto che è una materia enorme su cui si potrebbe scrivere tantissimo incamminandosi per uno dei tanti sentieri possibili, ognuno dei quali mi affascina e m’intriga.

Mi occuperò, per ora, soltanto del giardino come luogo di gioco e di scoperta, come luogo di esplorazione e di contemplazione.

Sono numerosi i libri per bambini che ci narrano di giardini in cui perdersi nella contemplazione della natura.

Interessante notare che se nei libri per ragazzi (*) il giardino diventa metafora del luogo in cui prendersi cura di sé entrando in contatto con la natura e non solo (semplifico, ma ci tornerò in seguito), nei libri per più piccoli (*) il giardino è veramente luogo del perdersi ciondolando senza meta (1). Il giardino è un luogo in cui si può non fare niente oppure fare poco e quello che si fa lo si fa lentamente perché la natura non ha fretta. In E poi è primavera (2) il giovane protagonista, esce in mondo marrone, come marrone è la terra in autunno/inverno quando la Natura “dorme”.

L’attesa e la cura del bambino che semina e ascolta il nascere delle piantine saranno ripagate dal trionfo della primavera. Il bambino è solo. Non ci sono adulti nel suo giardino/campo. Il mondo adulto è lontano.

Il bambini guarda tocca e esperisce la terra e la natura; il mondo adulto (la casa) è lontano ma presente (dal comignolo esce il fumo). J. Fogliano-E.E. Stead E poi… è primavera Babalibri

 La contemplazione della natura e la cura sono cose bambine; la presenza dell’adulto altera questo equilibrio (3).

Se in E poi… è primavera, l’azione- cura e l’attesa sono foriere di nascita, in Se vuoi vedere una balena (4) è la pura attesa che diventa contemplazione che dà la possibilità al bambino di vedere una balena. La contemplazione, ci dice l’autrice Julie Fogliano, è silenzio del pensiero, non puoi guardare le rose se aspetti di vedere una balena oppure distrarti a immaginare pirati solcare i mari, perché


<<…dei possibili pirati non sono di nessun aiuto se stai aspettando una balena>>.

Se vuoi vedere una balena, devi far tacere il pensiero e porti in un tempo altro, quasi sospeso. Le splendide immagini di Erin E. Stead sembrano suggerire questa dimensione atemporale con quel mare fermo…immobile. L’attesa a volte è più dinamica e la contemplazione diventa immersione nella natura come in Uffa, che noia (5).

Orsacchiotto non sa cosa fare e ciondola inattivo e annoiato, vagando senza meta. Finisce così con il perdersi. Si lascia cadere nell’erba e li sta senza fare niente.

<< …quando ci fu rimasto abbastanza, Orsacchiotto sentì

il vento arruffargli la pelliccia.

Le nuvole solcavano il cielo e lui cominciò a guardarle.

E guardando guardando…>>  (5)

Iniziano così per Orsacchiotto una serie di scoperte che lo porteranno a fare un’esperienza quasi mistica in cui si vede e si sente volare. Uffa che noia ci regala nella sua apparente semplicità un esempio di come il bambino sia in grado, se ne ha l’occasione, di entrare in contatto con la natura in maniera immersiva e come il suo corpo sia apertura percettiva al mondo (6).

Nello splendido libro Questa notte ha nevicato (7) l’autrice, Ninamasina,unendo segno grafico e fotografia ci racconta la storia di una bambina che va a scuola attraversando la città innevata. La neve conferisce alla città un silenzio irreale.

<< …ogni cosa sembra immobile, anche i rumori sono diventati invisibili>>.

Il silenzio le permette di uscire dal tempo reale, anche perché la neve la costringe a camminare più lentamente. La neve le regala anche immagini inaspettate e misteriose perché cambia il paesaggio. Il tratto da casa a scuola si trasforma in una passeggiata dentro la natura trasformata e creatrice d’immagini: volti disegnati nella neve, lupi di neve e guardiani impettiti. L’arrivo a scuola è rientrare nel tempo “vero”.

Il contatto con la natura è stupore e meraviglia in il ladro di colori (8). Pinin ama camminare e andando per coline scopre un mondo che tripudia di colori e meraviglia. Parla con gli animali (9). Pinin è tutt’uno con la natura che contempla estasiato.

<< ad un tratto l’aria rabbrividisce, l’erba si piega, il puledro rizza le orecchie. Compare all’improvviso uno strano omino…grigio come l’ombra della sera>>.



L’omino ruba i colori. Pinin capisce che deve fare qualcosa, ma non sa cosa fare che gli animali non faccaino già e meglio di lui. Ridere ecco che cosa sa fare Pinin e gli altri animali no! Il valore salvifico della risata, la sua funzione generatrice sono raccontati in quest’albo attraverso e splendide immagini di Stepan Zavrel. Come il giardino possa diventare luogo di operosità produttiva e gioiosa, scoperta, stupore e condivisone lo racconta un without words: Nel mio giardino il mondo (10), sul quale varrebbe la pena scrivere a parte. Anche qui abbiamo un mondo bambino in cui gli adulti non devono entrare e non entrano.



Tre ragazzini, con l’arrivo della primavera costruiscono un accampamento fatto di teli e oggetti, ripari per gli uccelli, tartarughe e gatti e piantano semi.

Giocano, costruiscono si prendono cura in piena sintonia con la natura tanto che gli animali non scappano e mangiano dalle loro mani. Giocano anche di notte perché il tempo è un unico flusso per loro. Il giardino è rifugio e gioco è un ritrovarsi. Se i bambini che abbiamo incontrato fino ad ora uscivano in giardino, Joe di Un giardino straordinario (11) costruisce un giardino per sé e per gli altri a l’interno di casa.

Ancora una volta è il tempo dilatato del non fare e la forza dell’immaginazione che generano giardini (reali, immaginari, interiori o in vaso, poco importa!).  Joe è un bambino con una forte inventiva. Il suo mondo immaginario è pieno di piante che crescono ovunque e di animali fantastici. Un giorno ha un’idea: seminare un seme. Attende… poi si distrae e riprende a fantasticare, ma il seme germoglia. Joe comincia prendersene cura e a seminare altri semi.

<<In poco tempo quel singolo albero fa già parte di un piccolo giardino che diventa via via più grande…ancora più grande…GIGANTE>>.

I vicini sono estasiati nel vedere il suo bellissimo giardino, Joe decide di regalare un po’ di giardino ad ognuno di loro. Una storia semplicissima che ci racconta come l’immersione nella natura abbia bisogno di tempi altri, come abbia bisogno di attesa, di cura e come tutto questo generi bellezza. Una bellezza che diventa contagiosa.

Interessante notare come nei libri per bambini fin qui analizzati, il giardino rappresenti il luogo dell’esplorazione e della contemplazione, dello stupore e del tempo dilatato, della cura e della condivisione e come tutto questo appartenga al gioco bambino. Sembra quasi che questi albi vogliano donare al bambino ciò che questa società frettolosa e chiusa in casa (o a scuola) ha tolto. Questi albi ci mettono di fronte alla necessità di (ri)ricondurre per mano i bambini verso la natura e lasciarli andare, perché loro sanno cosa faresene di un albero! 

Ognuno di questi libri è un mondo da esplorare con lentezza. Il mio consiglio è di immergervi nei colori, nel silenzio e nella bellezza delle immagini ancor prima di proporli ai bambini. Usate una LIM per far vedere le illustrazioni, almeno che non abbiate un gruppo di cinque/ sei bambini.

Ognuna di queste storie, ci introduce in un giardino; ecco come possiamo sostarvi, affinché ci curi l’anima:

ATTIVITA’: queste attività possono essere svolte solo da quelle classi o gruppi che possono accedere a un giardino e/o che possono uscire. Non ha alcun senso far portare foglie o rametti o altro da casa, almeno che non si estenda il progetto alla famiglia (cosa peraltro assai interessante) che allora è coinvolta, diversamente si corre il rischio di ritrovarsi con foglie acquistate online e il tutto perde di senso.  In alcune scuole, DS lungimiranti richiedono ai genitori a inizio anno una liberatoria per le uscite nel quartiere; questo semplifica  molto le cose.

  • Quadri foglia (**):

quest’attività la potete fare anche con i più piccoli. Uscite in giardino e raccogliete delle foglie secche di qualsiasi forma e grandezza. Avrete bisogno di:

  • Pezzi di cartone,tipo scatole da imballaggio, di 30×20 circa
  • Colla stick (con i più piccoli consiglio l’utilizzo della colla vinilica data con il pennello)
  • Pennarelli o pastelli a cera.
  • Tempere
  • Pennelli
  • Fate dipingere con le tempere il rettangolo di cartone e lasciate asciugare.
  • Fate attaccare ai bambini le foglie sul rettangolo di cartone, invitandoli a fare una composizione che a loro piace.

È anche possibile fare delle figure umane o animali.

  • Sculture/pupazzi con elementi naturali (**)

L’obiettivo è fare un pupazzo usando esclusivamente elementi naturali, sono necessarie un po’ di manualità e conoscenze di statica, da parte dell’adulto. Uscite in giardino a raccogliere pigne grandi, piccole e piccolissime come quelle delle tuie, rametti e rami, piccoli sassi, pezzi di corteccia. Il momento della raccolta fa parte dell’attività.

Avrete bisogno della colla a caldo.

Fate assemblare ai bambini dei personaggi con il materiali trovati; se sono grandicelli potete insegnare loro a usare la colla a caldo; diversamente una volta assemblato il personaggio, verrà incollato da un adulto.

  • Omini di legno (**): L’obiettivo è costruire “spiritelli” con i rametti e le piccole pigne raccolte. Ugualmente avrete bisogno della colla a caldo.

(**) per tutte queste attività vi consiglio di fare un prototipo da mostrare.

  • Guerrilla Gardening l’obiettivo è piantare fiori, piantine o semi in giro per il quartiere. Nelle città, i Guerrilla Gardening piantano nella terra intorno agli alberi, non hanno un permesso ma sono tollerati. Mettetevi d’accordo con le persone del quartiere e con i negozianti e portate i bambini a riempire di fiori e piccole piante gli spazi intorno agli alberi o le aiuole abbandonate; sarà bellissimo passare e vedere come crescono le “vostre” piante; coinvolgete i vicini nella cura.
  • Camminare/vagare/errare: difficile farlo con un’intera classe! Tuttavia potete provarci. Uscite in giardino (se potete raggiungere un parco, meglio ancora) e camminate senza metà; provate il silenzio (che sfida!);  preparatevi e preparate la classe (bibliografia in calce). Lasciate che vaghino senza meta che corrano che si arrampichino che osservino. A camminare s’impara; buffo, poiché l’uomo è un camminatore, ma è così. Nella nostra cultura tendenzialmente si cammina poco e per spostamenti spesso frettolosi. Ne consegue che i bambini e i ragazzi non siano abituati, non tanto perché si stancano, ma perché sembra loro di “non fare niente” e vanno in ansia. Date tempo e non scoraggiatevi. Non dovete fare una camminata per raggiungere una vetta o una meta; semplicemente camminare.
  • Disegnare un albero dal vivo: può sembrare banale, ma non lo è per nulla! Se avete la fortuna di poter portare i vostri bambini in passeggiata e di far scegliere loro un albero da disegnare, proponete loro di disegnare un albero dal vero osservando bene il tipo di corteccia e di foglia, come si scaglia la chioma, quanto è fitta… Francis Hallè nella sua Botanica poetica  (vedi bibliografia in calce), ci racconta come disegnare dal vero rappresenti un dialogo lungo con la pianta, un tempo di riflessione. “il disegno è un’opera del pensiero umano e un dialogo con il soggetto”. Consiglio l’utilizzo dei pastelli a cera o delle matite colorate.

N.B.Ognuna di queste attività ha bisogno che sia fatta nel rispetto del tempo-bambino; a volte i bambini sono velocissimi, altre esasperatamente lenti, lasciateli fare. Il loro è il tempo della contemplazione e dello stupore. Regalatevi il tempo per osservarli.

NOTE:

  1. Ciondolare: adoro questo verbo e lo uso spesso; è un po’ desueto ma invece credo sia particolarmente appropriato
  2. Julie Fogliano, E poi è primavera, illustrazioni di Erin E Stead, traduzione di Cristina Brambilla, Babalibri, 2013.
  3. Ritengo che uno dei problemi dell’infanzia  contemporanea sia l’eccessiva presenza dell’adulto; noi possiamo supportare, proporre, comunicare la nostra presenza, ma alcune esperienze i bambini devono farle da soli ( Si veda: Alison Lurie, Non ditelo ai grandi, traduzione di Francesco Saba Sardi, Mondadori, 1993.
  4. Julie Fogliano, Se vuoi vedere una balena, illustrazioni di Erin E Stead, traduzione di Cristina Brambilla, Babalibri 2013.
  5. Henrike Wilson, Uffa che noia, traduzione di Patrizia Petrelli e Chiara Bellitti, Beisler, 2017
  6. Emanuela Mancino, Contemplazione, in AAVV Fuori, a cura di Monica Guerra, Franco Angeli, 2015
  7. Ninamasina, Questa notte ha nevicato, Topipittori, 2017
  8. Mafra Gagliardi, Il ladro di colori, illustrazioni di Štěpán Zavřel, Boheme press, 2014 (prima edizione Giappone 1972)
  9. Questo spettacolare libro, troppo spesso ridotto a mero libro su i colori, ci dice tante cose della contemplazione bambina. Come in questo caso: Pinin parla con gli animali perché i bambini sono totalmente aperti al mondo; Hermann Hesse parla di fraternità del mondo della natura da parte del bambino. 
  10. Irene Penazzi, Nel mio Giardino il mondo, Terre di Mezzo, 2019.
  11. Sam Boughton, Un giardino straordinario, traduzione Sara Ragusa, Terre di Mezzo, 2018.

Bibliografia per approfondire da parte dell’adulto.

  • Francis Halle, Atlante di Botanica poetica, L’ippocampo, 2019.
  • Keri Smith, Wonder Society, traduzione di Francesca Cantinotti, Corraini, 2017.
  • Helena Arent, I regali della natura, traduzione di Valentina Vignoli, 2014.
  • Sigrid Loos – Laura dell’Aquila, Naturalmente giocando, illustrazioni di Silvio Boselli e Diego Magnani, EGA 1992.

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