Per alcuni anni ho girandolato nelle scuole di Firenze e provincia facendo soprattutto Laboratori Teatrali. Sempre partendo da un libro.
Più di una volta, soprattutto con i ragazzi di 10-11 anni, mi sono cimentata con I meravigliosi animali di Stranalandia di Stefano Benni, disegni di Pirro Cuniberti (Feltrinelli). La mia edizione di questo incredibile libro è del 1984, ovvero l’anno che uscì.
La storia è conosciuta: Il 15 giugno del 1906 a causa di una terribile tempesta, la nave Loong, che portava una spedizione scientifica, cola a picco. Gli unici superstiti sono i professori Achilles Kunbertus e Stephen Lupus che, dopo svariate peripezie, approdano in un’isola “così bella da sembrare uscita da un depliant di una pubblicità di Dio”, come si legge nel diario che i due scienziati redigono ogni sera.
L’isola è un insieme di animali fantastici e un unico indigeno umano “Osvaldo”. Quando Kunbertus e Lupus riescono a tornare in patria non vengono creduti e poiché l’isola risulta introvabile vengono reputati pazzi.
Tutto ciò noi lo apprendiamo dal Prologo, perché il libro è un vero e proprio e un Bestiario Fantastico con tanto di illustrazioni e nome latino.

La bellezza del libro è data, a mio parare dalla visionarietà dell’autore, dalla sua capacità immaginifica. Gli animali fantastici sono un compendio di comportamenti e piccole manie tipiche degli umani. Ne viene fuori una sorta di giostra fantastica e satirica, che i ragazzi ben comprendono e che si presta molto ad essere rappresentata in teatro.

Un vero e proprio inno all’immaginazione e alla capacita di fare ironia intelligente. Benni il visionario, un po’ sarcastico e un po’ disincantato non si smentisce.

Ho raccontato questa storia per anni nelle quarte e nelle quinte della primaria (che allora si chiamava elementari!) e poi abbiamo progettato e realizzato la messa in scena.
Ho sempre pensato che il modo migliore di realizzare la fantasia visionaria di Benni e di Cuniberti, fosse realizzare lo spettacolo con i pupazzi. Possibilmente grossi e mossi a vista da i ragazzi. Abbiamo lavorato parecchio costruendo pupazzi con vari materiali di recupero.
Per trovare i materiali siamo andati nei negozi a recuperare grosse scatole, stoffe, tubi. Abbiamo chiesto e trovato ruote di biciclette e camere d’aria. Poi abbiamo costruito pupazzi di varie grandezze, anche per lo stesso spettacolo. Alcuni pupazzi erano mossi attraverso bastoni ed erano alti due metri, altri venivano indossati. E’ stata una bellissima esperienza, particolarmente creativa e che ha legato molto la classe.
I ragazzi di ben due classi hanno creato dei pupazzi talmente fantastici da lasciare senza fiato. Purtroppo non ho materiale fotografico, perché il poco realizzato (non era ancora l’epoca delle macchinette digitali!) è andato perso.