Al grido di antudo (Animus Tuus Dominus” che vuol dire “il coraggio è il tuo Signore) nel 1282 le città siciliane si ribellarono al giogo angioino in quella grande rivolta che passò alla storia come i Vespri siciliani.
Vento di libertà di Lelio Bonaccorso edito da Tunué, racconta la ribellione del popolo siciliano contro l’oppressore francese, narrata attraverso la vita e l’amore tra Dina e Jacques, lei siciliana e lui nobile francese. La storia inizia prima, quando Dina e Jacques sono due ragazzini che si fanno gli scherzi nonostante le gelosie del fratello di lei e l’arroganza crudele del padre di lui. L’amore tra Dina e Jacques supera le differenze e la morte. Ma Vento di libertà racconta molto di più.

Dina, che nel Graphic è la ragazza amata da Jacques, è conosciuta dai messinesi per essere quella figura leggendaria che insieme all’amica Clarenza, sfidò la morte per difendere la libertà della sua Terra.
Indomite e coraggiose Dina e Clarenza sono il motore della loro gente; spronano, aiutano, collaborano.
In Vento di liberta finzione e realtà storica si intrecciano. Ne viene fuori un perfetto affresco di ciò che furono i vespri siciliani ma anche il racconto di una ribellione ai soprusi e alle ingiustizie. Il popolo stanco si ingegna e si unisce; il graphic approfondisce e racconta il pregiudizio contro lo straniero e il diverso. Leuccio, fratello di Dina, non riesce a andare oltre le apparenze e le appartenenze; per lui Jacques è il francese nobile e cattivo e da quell’idea non si muove.
Vento di libertà è una storia al femminile; la Storia che ci viene tramandata e raccontata come se le donne stessero sempre sullo sfondo e a casa (oppure come vittime), qui si prende la sua rivincita. Dina e Clarenza sono il simbolo e l’incarnazione di tutte le donne che hanno lottato e lottano contro le ingiustizie e i soprusi.
In questo Graphic Bonaccorso fa un delicato e ben riuscito lavoro di cucitura (mi piace questo termine che ha a che fare con il mettere insieme trame e stoffe e trame di storie) tra la leggenda di Dina e Clarenza che a Messina sono famosissime, e le poche e lacunose fonti storiche. Ne viene fuori un racconto vivido e credibile, privo di retorica e di falsi miti, e invece ancorato alla Storia che oggi, come sempre, racconta il presente.
Bellissime e intensamente narranti le immagini; fatte di scorci, primi piani, piani lunghi, riprese dall’alto. Un montaggio che racconta la violenza dei Potenti e la determinazione del popolo. Belli anche i colori che raccontano la povertà delle vesti con i grigi i verdi scuri e i pochi bianchi; narrano la violenza con i rossi e i neri, le ombre e i tagli di luce.



Vento di Libertà è anche piano di citazioni; un tributo all’arte e alla Sicilia che non appesantiscono affatto la narrazione perché sono camei che si notano dopo varie riletture; messi li per raccontare e non insegnare. Le donne che lavano e che cantano e ripetono proverbi. In un’immagine, verso la fine, Dina sventola la bandiera della Trinacria, come la Libertà sventolava la bandiera francese in un notissimo quadro di Delacroix; Bonaccorso inserisce un puparo-cuntista ,che ha una splendida funzione narrante, che è un evidente omaggio a Mimmo Cuticchio. C’è molta ricerca storica e molto amore per la propria Terra.


Lelio Bonaccorso, Vento di libertà, colori Giuliana la Malfa, assistenti al colore Deborah Braccini, Giuliana Rinoldo e Alessandro Olivieri, Tunué 2022