Carla

Hansel e Gretel è una delle fiabe che più inquietano gli adulti (insieme a Buchettino) in genere in libreria la rifuggono. L’abbandono dei due bambini ci mette in crisi.

Anthony Browne sceglie per il suo Hansel e Gretel, tradotto da Sara Saorin e editato da Camelozampa, la versione in cui a voler abbandonare i due bambini è la matrigna. I Grimm stessi ne tramandano due versioni.

L’autore britannico ambienta la fiaba negli anni Cinquanta del Novecento perché, racconta, quando lui la udì la prima volta erano quegli gli anni e così si immaginava i protagonisti. Ne esce un interessante versione che mantiene gli aspetti simbolici della fiaba originale e apre interessanti riflessioni.

L’estrema povertà della famiglia è resa evidente dall’umile casa di periferia. Una casa con i muri scrostati e le macchie di muffa che sorge sotto un cielo grigio e inquinato (ce lo fanno pensare quelle che sembrano ciminiere dietro la casa) in cui tutti e quattro dormono in un’unica stanza, sporca e disordinata.

La matrigna è aggressiva. Browne ce la descrive non attraverso le parole (nella fiaba, in genere, non c’è descrizione dei personaggi) ma disseminando particolari nelle figure. Il padre e i bambini sono seduti a tavola ma la donna non è con loro e guarda da un’altra parte, sono poveri ma il comò è pieno di creme e trucchi; le tende cadono a pezzi ma accanto all’armadio c’è un elegante paio di scarpe e infine quando vanno nel bosco la donna sembra pronta per un giro in centro, mentre sia il padre sia i bambini hanno abiti sporchi e rattoppati.

È come se la donna avesse sperato in un matrimonio migliore e cercasse di darsi un tono. In tutte le immagini ha la bocca piegata all’ingiù e guarda lontano con sguardo vuoto, pieno di rassegnazione rabbiosa, persino quando guarda Hansel e Gretel dormire non c’è violenza, c’è rabbia; è costretta, obtorto collo, a vivere in condizioni misere e questo la rende triste, arrabbiata e delusa.

La narrazione in Browne è spesso affidata alle immagini e alla loro capacità di narrare attraverso il colore, i particolari e l’inquadratura.  Il bosco è inquietante e gli alberi sono grandi e sembrano secchi. La strega alla finestra richiama l’immagine simile della matrigna nella stessa posizione (e le somiglianze non si fermano lì), in entrambi casi la figura campeggia minacciosa.  

Su tutto c’è come un velo grigiastro. Solo alla fine quando la strega sarà morta (e la matrigna anche), è come se rientrasse la luce, appare l’arcobaleno e la vecchia casa dei bambini ha le tende nuove e sembra sia stata rimbiancata. Nell’ultima immagine  l’oscurità dell’interno contrasta con la luce abbagliante che viene da fuori. Una nuova vita è ancora possibile.

Browne è un genio della narrazione per immagini. Nel suo Hansel e Gretel le figure raccontano tutto.

Anthony Browne Hansel e Gretel, traduzione di Sara Saorin, Camelozampa, 2022.

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