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La forza di Raperonzolo.

Mesi fa quando ho saputo che in autunno sarebbe uscito in Incanti e Destini, Collana che Camelozampa ha dedicato alla pubblicazione di fiabe, Raperonzolo illustrata da Ericavale Morello, ho pensato che sarebbe stata un’opera incredibile; non c’è illustratrice più adatta a illustrare questa fiaba oscura e potente.

 Mi sono messa in contatto con Erica e le ho chiesto un’intervita che ruotasse intorno a quest’opera.

Comincio con il dire che Raperonzolo di Jacob & Wilhelm Grimm, tradotta da Bruno Berni, illustre studioso e traduttore di fiabe, e illustrata da Ericavale Morello è un’opera portentosa.

La traduzione del testo preso in versione integrale, direttamente dalla lingua d’origine, ci restituisce una fiaba scritta con un linguaggio corposo, rispettando il senso profondo della fiaba e senza tagli.

Le illustrazioni di Morello ci offrono una lettura forte, potente e drammatica della figura di Raperonzolo. Relegata, da letture moralistiche e tagli fuorvianti, a principessa dalla chioma fluente e fonata, con Morello ritrova la sua grinta di guerriera dalle trecce che sono corde e nel cui sguardo vedi forza determinazione e sofferenza.

Infatti alla mia domanda sulla figura di Raperonzolo, su i suoi occhi e sul suo farsi carico di se stessa, ribellandosi alla Maga e anche al destino, Erica ha risposto così:

<<Sì, è una combattente. Si trova a lottare per la sua vita e per il suo futuro, dopo aver espiato una vita in punizione a causa di errori non suoi. In questa battaglia ha il supporto del suo mondo fantastico, dei fiori e delle radici che sono stati la sua condanna  ma ne hanno fatto anche quello che è. Un handicap che diventa risorsa per tutti; infatti sarà lei a salvare il principe e a decretare il “per sempre felici e contenti”. Quindi il suo sguardo è fiero, non aggressivo, consapevole però della sua missione e della sua forza di donna matura che ce l’ha fatta.

Per questo alla fine la ritroviamo imponente con i suoi lunghi capelli dorati e intrecciati e piedi nudi, solidi e sporchi, ben piantati a terra>>

Non c’è punto delle illustrazioni dell’artista torinese che non sia studiato e altamente narrante. La scelta della verticalità (il picturebook  si sviluppa in altezza) è funzionale alle molte storie (quella di raperonzolo, dei genitori, della maga, del principe); ci arrampichiamo su e giù lungo la fiaba tra rocce e tronchi.

Le ho chiesto che cosa volesse dire per lei illustrare una fiaba, mettere in immagini l’immaginario; le sue parole rivelano un’attenzione filologica e storica, ma anche una capacità consapevole di interpretare la parola – anche quella “sacra” come quella dei Grimm –  con la propria arte.

<<Quando le editrici mi hanno chiesto di illustrare la fiaba originale di Raperonzolo ho sentito una enorme responsabilità.

È stato necessario molto lavoro e molto studio; dalla proposta alla consegna è passato un anno e nove mesi sono stati dedicati al lavoro pratico-pittorico.

E’ stata, di nuovo (Morello allude al lavoro fatto per Vendesi casa d’artista, altra sua opera pubblicata da Camelozampa), un’esperienza di ricerca, altamente formativa, che mi ha dato la possibilità di scoprire e capire aspetti di me stessa. Avere tra le mani il testo dei Grimm è stata un’occasione per confrontarmi con una storia vera, importante, tradizionale e classica, un testo sacro ricco di termini, immagini e vicende simboliche:un testo di Letteratura. Ho capito  che dovevo mettermi al servizio di questo testo, cercando di trovare il giusto equilibrio tra il carattere sempre molto autoriale del mio lavoro artistico e l’attenzione e il rispetto filologico. È  importante che il lavoro dell’illustratore non sia didascalico e in un testo di questo tipo il rischio di esserlo era altissimo.

Ho lavorato tantissimo prima sulla ricerca, poi alla definizione di un ambiente geografico e morfologico che fosse solo frutto del mio immaginario (chiaramente con le relative ispirazioni che sempre cerco nella storia dell’arte) e che allo stesso tempo non entrasse in conflitto con le descrizioni del testo.

Lo stesso è avvenuto per i personaggi, per la scelta dei colori che non scelgo mai a priori; sono invece loro stessi a chiamarmi per il loro significato simbolico e per il legame cromatico che insieme definiscono .

I primi mesi di lavoro li ho dedicati esclusivamente allo studio e all’analisi del testo, senza tracciare alcun segno definitivo sul foglio, solo qualche disegno sporadico con la sola funzione “sciogli mano”. Questa è una fase sempre molto importante e complessa che mi serve per interiorizzare la storia, per poterla poi digerire e di-segnare nel solo unico modo possibile per me. Il mio obiettivo non è realizzare una versione possibile, ma LA versione >>

Ho avuto l’occasione di vedere le illustrazioni in anteprima e, pur non avendo letto ancora il testo originale, non ho potuto non notare che erano una narrazione nella narrazione. L’ho detto a Erica aggiungendo anche che c’è un suo modo di raccontare la figura maschile del marito della donna che vuole i raperonzoli che ne fa una figura poetica e tragica; le ho chiesto se si riconoscesse in questa mia lettura.

Ecco la sua risposta:

<<Sì. il marito, futuro papà, ha la responsabilità dell’innesco della vicenda. La sua scelta di raccogliere i raperonzoli per la moglie si tramuta subito in un viaggio faticoso, che ho immaginato leggendo le parole “costi che quel che costi”. Ho deciso, infatti, di sistemare la casetta degli sposi su di un crepaccio, posto ad una certa distanza dall’alto muro di cinta del giardino della maga. Queste costruzioni cominciano a suggerire lo slancio verticale della storia.>>

Come un fiume di parole Morello va oltre la risposta alla mia domanda e mi/ci regala il racconto di cosa voglia dire illustrare e come in Raperonzolo, una radice possa diventare i seme delle figure e far esplodere il colore. Il giallo esplode tra le pagine.

<<Come ho anticipato nella risposta precedente, Illustrare vuol dire sottintendere una narrazione nuova, che non sia nel testo, ma che allo stesso tempo non sia, con esso, discordante. Sono partita, nella ricerca del mio mondo immaginifico, proprio dalla pianta del Raperonzolo, dalle radici giallastre che in qualche modo hanno preso vita, che ritroviamo come decori nel vestito della nostra protagonista eroina.

Le stesse radici, che sono ambiguamente poi punti luce del vestito di terra della maga Gothel, di Raperonzolo e poi brillanti stelle del cielo o disseminate sui decori gotici della facciata esterna dell’impenetrabile torre della foresta>>

Da contastorie dalle molte storie e dalle tante strade non potevo non notare che lo spazio del libro è usato da Ericavale Morello come facevano i cantastorie con il personaggio che compare più volte nella stessa pagina. Le ho chiesto cosa fosse per lei lo spazio della pagina e che valore avesse nella narrazione. La risposta ci racconta come Morello lavori facendo tesoro di esperienze e studi e poi tirando fuori quasi rigurgitando, un’interpretazione:

<< Mi sono stupita anche io di questa scelta che non è stata progettata a priori, ma si è palesa come necessità ritmica della sequenza delle immagini. Soprattutto trovo sia un espediente utile per farci entrare in questo mondo di fiaba, a farci familiarizzare con esso facendoci conoscere e riconoscere la natura e i luoghi, ospiti della storia ma anche del nostro andare emotivo in crescita con il susseguirsi delle pagine.

Questo tipo di immagine, che possiamo definire “brulicante” ci prende per mano e ci accompagna alla scoperta del mondo da fiaba, ci fa soffermare sulla vicenda specifica della scena in corso, in modo da poterci prendere le giuste pause anche nella lettura di un testo che va assaporato parola per parola>>

Come detto il libro ha un formato particolare, non nuovo ma sicuramente una scelta che ha a che fare con la narrazione, ho chiesto a Morello che valore avesse, per lei, la forma del libro nella narrazione. La risposta:

<<Le editrici mi hanno lasciato carta bianca sul formato del libro. La mia prima idea è stata quella di sfruttare la verticalità della torre, una verticalità estrema, sempre presente anche in assenza della torre. Non ho pensato ad un formato stretto, poiché una volta aperto si sarebbe trasformato in un formato regolare, quasi quadrato sulla doppia, e poco spazioso sulla singola. In relazione a questi ragionamenti ho proposto una apertura a calendario, e le tavole originali, passanti, hanno infatti una altezza compresa tra i 65 e i 70 cm (ho lavorato per questo moltissimo in piedi).

Le dimensioni del formato sono le stesse del mio VENDESI, ma appunto girato.

Ci sono solo 4 punti apicali della storia, in cui succede qualcosa di importante e l’interazione del lettore è fondamentale, ma non posso dire di più!>>

Ho già parlato del colore in Raperonzolo ma volevo avere una conferma e le ho chiesto: “C’è il marrone della veste della maga che diventa tutt’uno con la terra; gli azzurri e i violetti, i gialli e poi il nero. Come in Vendesi, anche qui il colore narra”

<<Sì, il colore è la linfa vitale del mio disegno, che diventa sempre più concreto man mano che si sovrappongono gli strati cromatici a definirlo.

I protagonisti assoluti sono il giallo, il lilla e il verde brillante, i colori della pianta di raperonzolo in tutte le sue fasi: la radice, la foglia e il fiore. A questi affianchiamo poi il marrone caldo della terra che è essa stessa la maga Gothel, creatura che la governa, come governa la crescita e la vita dei raperonzoli.

Le atmosfere sono poi dominate da due coppie di complementari: il blu e arancio e il viola e giallo.

A concludere un verde/blu indiano per l’abito di Raperonzolo e il nero della torre.

E’ la prima volta che uso atmosfere di questo tipo, estremamente comunicative e coinvolgenti, rischiose anche se vogliamo, ma ho scelto di comunicare la dicotomia della vicenda: da un lato una prospettiva di vita felice, illuminata dal dono di un figlio e dall’altro la condanna mesta e la tempesta di rabbia, vendetta e punizione>>

Concludo. Raperonzolo è veramente un’opera incredibile. Considero il lavoro che Camelozampa sta facendo, con la consulenza della professoressa Silvia Blezza Picherle e del dottor Luca Ganzerla, fondamentale per riportare la fiaba alla sua dimensione originale di narrazione simbolica, potente e significante. In quest’ottica l’opera di illustrazione di Ericavale Morello si pone come co-narrante accanto alla parola, ricevendo e dando nutrimento.

Jacob & Wilhelm Grimm, Raperonzolo, traduzione di Bruno Berni, illustrazioni di Ericavale Morello, Camelozampa, 2024

Qui a seguire la mia recensione di Vendesi casa d’artista : https://storiegirandole.it/venghino-signori-venghino-ottimi-appartamenti-di-tutti-i-colori-chiavi-in-mano/

Qui l’articolo intervista del novembre 2023: https://storiegirandole.it/quando-incontri-unagente-immobiliare-con-il-pennello-in-mano/

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