Mi chiamo Vincent e mancano 7 giorni al campo scuola

Mi chiamo Vincent e mancano 7 giorni al campo scuola

Il bullismo è un fenomeno che mette noi adulti in profonda crisi. Dover ammettere fallimenti educativi personali e collettivi; dover riconoscere che esiste la cattiveria; sentirsi impotenti. Ecco io così mi sento di fronte ai fenomeni di bullismo. Forse per questo non ne parlo spesso. Penso anche che, come per altri argomenti, le chiacchiere e i progetti servano a poco.

Mi sta molto interessando il dibattito intorno al concetto di unicità. Come dice Francesca Rigotti, siamo nell’era del singolo; cerchiamo l’unicità. Ci sarebbe da riflettere se questo concetto non sia pericoloso e narcisistico, come afferma Laura Pigozzi e se non sia meglio, come aggiunge la psicoanalista, parlare di singolarità.  Anche il concetto di singolarità, tuttavia, potrebbe essere una pericolosa deriva verso il solipsismo e l’autoreferenzialità, se non addirittura un fenomeno di marketing che ci vuole tutti ego-concentrati intorno alla nostra singolarità e unicità, come sostiene Giovanna Zoboli, editora e scrittrice.

Il discorso è veramente amplio e credo che sia una delle sfide che ci aspetta nei prossimi anni. Perché ha a che fare, anche, con il bullismo.

Ti chiederai che cosa c’entri tutto questo con Vincent, il giovane protagonista di Sono Vincent e non ho paura, scritto da Enne Koens, tradotto da  Olga Amagliani, illustrato da Maartje Kuiper e editato da Camelozampa.

C’entra perché , dopo anni di libri sul bullismo vaghi, moralistici e a mio parere un po’superficiali, finalmente siamo di fronte a una storia diversa. La differenza, ancora una volta non sta tanto nella trama, ma nella narrazione. In come la storia è narrata.

Vincent è un ragazzino di circa 10 anni. Intelligente, arguto e sensibile è anche pieno di risorse e intraprendente. L’autrice non ci racconta perché è costantemente preso di mira dai bulli. Neanche Vincenti lo sa. È questo il punto, non esiste alcun motivo.

Vincent subisce angherie di vario tipo, anche molto gravi senza un motivo apparente; in genere siamo portati a credere che il bullo prenda di mira qualcuno per un motivo: il nuovo, lo straniero, il secchione, lo strano; non che questo renda meno grave l’atto o sia una giustificazione, però dà a noi una sorta di serenità perché ci sembra di poter affrontare il problema.

La verità ci dice Koens è che non esiste, nel romanzo come nella realtà, un motivo! Il bullo attacca senza motivo. Come ogni altra forma di violenza non c’è un motivo

Infatti i bulli della classe di Vincent non sono bambini cha vengono da situazioni “particolari”, (come se questa fosse per certi versi una spiegazione! Forse rassicura noi che invece abbiamo situazioni non “particolari”); in realtà di loro sappiamo poco. Vincent li chiama quasi sempre con il nome collettivo di ragazzi; uno emerge su tutti, quasi a esempio: Dylan; anche di lui  non sappiamo nulla o pochissimo. A mio parere Enne Koens volutamente ne fa un gruppo quasi indistinto, perché agiscono come un unico corpo e rispondendo a stimoli che vengono dall’esterno. È mia opinione che il bullo di oggi agisca così perché è stato educato da bullo da un’intera società che nutre il narcisismo del singolo. Che poi usi motivazioni razziste, omofobe o altro, è legato a ciò che lo circonda, ma è solo una “scusa”.

Il bullo attacca e non c’è nulla che la vittima possa fare! Il fatto stesso di pensare una cosa del genere è frutto di una società bulla; non è la vittima a dover cambiare i propri atteggiamenti.

Vincent se lo chiede continuamente se non abbia fatto qualcosa per scatenare i bulli; si fa piccolo e invisibile, arriva tardi per non incontrarli, temporeggia all’uscita da scuola. Perché Vincent è convinto che sia lui il problema. Non racconta niente a casa per non far soffrire i genitori ed essere mandato dalla psicologa, perché in una società bulla è la vittima che va dallo psicologo. Per rafforzarsi, diventare forte e reggere il bullismo (sic!)

<<Se faccio abbastanza flessioni, le mie braccia e le mie gambe saranno pervase da una forza incredibile. Allora io mi volterò, solleverò le mani come un ninja, alzerò una gamba piegandola fino alle spalle e gli mollerò un calcio talmente forte da scaraventarli via>>. Perché il Nostro, come il mondo che lo circonda, è convinto che solo essendo forte e aggressivo vincerà i bulli.

Vincent è un ragazzino pieno di idee e con la testa piena di storie che spesso si racconta, soprattutto nei momenti di noia. Intraprendente e riflessivo, Vincent consulta spesso il suo Manuale di sopravvivenza, i cui consigli scandiscono i giorni che mancano al temuto Campo Scuola.

Siamo trasportati in questo conto alla rovescia, travolti dalla sua paura e dalle sue riflessioni; sulla vita, sulla violenza e sugli adulti. Questi adulti che sono completamente assenti e non in grado di capire.

<<…dopo quella signora (la psicologa N.d.A.) ha detto ai miei genitori che sono un ragazzo molto sensibile e che a volte fraintendo le cose….Come si fa a spiegare da soli a tre adulti che certe cose non si possono proprio fraintendere? Come puoi fraintendere un bastone sulla tua testa?>>

Non vedono e non capiscono, gli adulti nel mondo di Vincent e lui non capisce perché. Forse si aspettavano che il bullo fosse riconoscibile, che avesse una faccia da bullo , una vita da bullo e una storia da bullo. Koens ci racconta che non è così. Che il bullismo non è un fenomeno della marginalità. È un prodotto della nostra società.

Ad aiutare Vincent arriva la Jas, una ragazzina anticonformista, chiacchierona e curiosa che con la sua logica ferrea e la sua amicizia, tira fuori a poco a poco Vincent dal suo guscio; Jasmijn detta La Jas sarà la guida che condurrà Vincent a fare la scelta di parlare con gli adulti costringendoli a capire.

Bello, trascinante, intelligente. Forse uno dei più belli letti su questo argomento.

Enne Koens, Sono Vincent e non ho paura, illustrazioni di Maartje Kuiper, traduzione di Olga Amagliani, Camelozampa, 2022