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Orecchio tra silenzio e parole

Il silenzio negli ultimi decenni è diventato una specie di miraggio; viviamo immersi/e nel rumore costante. Talvolta capita che chi chiede silenzio in determinate situazioni sia guardato male. Le grida e il continuo parlare dei bambini/e e dei ragazzi/e è scambiato per felicità/benessere e per intelligenza. Chi non parla è medicalizzato. Il gioco del silenzio (da me proposto molte volte ai bambini e alle bambine con successo) è visto con sospetto da alcuni adulti.

Eppure se non c’è silenzio non c’è ascolto.

Ce lo dice anche un albo uscito da qualche giorno per uovonero edizioni. Un picturebook divertente ironico poetico e filosofico, da proporre a 3-4 anni come a 7-8 o a 12-14. Può sembrare strano eppure è proprio così, questo libro offre spunti di riflessione a vari livelli ed è una storia buffa, divertente e intensa che proporrei anche agli adulti: L’orecchio di Piret Raud, tradotto dall’estone da Daniele Monticelli e pubblicato da uovonero.

Raud è la più famosa autrice di libri per bambini e artista estone che con quest’albo dal formato quasi quadrato (19,5X23) ci racconta il girovagare di un orecchio, che avendo perso la testa (letteralmente) non sa bene che cosa fare, piagnucola e si lamenta.

Sarà l’incontro con vari animali a fargli capire che la sua capacità di ascolto “senza testa” (Senza pregiudizi? Senza altri pensieri? Senza sovrastrutture? Senza aspettative?) è cura per chi incontra e per se stesso. L’ascolto, scopre l’Orecchio, è cura perché, gratuito, senza giudizio, senza risposte. Orecchio è un “posto” dove metti ciò che in quel momento ti rende l’anima pesante e ti senti più leggero. Ascoltare, scopre Orecchio, lo faceva sentire più allegro.

<<Non aveva bisogno della testa

per ascoltare la canzone della rana.

Dopo aver cantato, la rana si sentì meglio.

E anche l’Orecchio era più allegro.>>.

Tuttavia Orecchio scoprirà che alcune parole, pur sembrando dolci e piacevoli, sono velenose e <<ascoltare gli faceva male>>; che splendida metafora del nostro mondo, pieno di parole velenose spacciate per verità! Quanti spunti per tutti e tutte!

Tra menzioni artistiche (il più famoso orecchio della storia dell’arte, quello di Van Gogh, fa capolino tra le prime pagine con alcune citazioni) e il gioco del nascondino che il Nostro fa camuffandosi nelle illustrazioni, quest’albo è una delizia surreale, divertente, poetica e molto profonda. L’utilizzo di una carta dalla consistenza granulosa e di pochi colori non gridati (per l’appunto), ci consentono di ascoltare il silenzio tra le pagine.

Da leggere nel silenzio.  

Piret Raud, L’orecchio, traduzione di Daniele Monticelli, uovonero edizioni, 2025

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