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Rizzoli

Il mio segno particolare di Michele D’Ignazio, con illustrazioni di Francesca Leoneschi, edito da Rizzoli, mi ha lasciata senza parole.

È un inno alla vita, alla gioia delle cose della vita (il sole, il mare, le corse in bici, un piatto di tortellini, un amico). Un invito ad accogliere ciò che della vita ci capita in sorte, come opportunità . Michele D’Ignazio, in questo suo libro che mi ha lasciata, sì senza parole, ma con la testa piena di pensieri, ci racconta tante cose che sono piccole narrazioni di vita e spunti per pensare.

Come quando narra che al suo primo compleanno, tra amici e parenti, torte, regali e palloncini, lui gattonava a destra e a sinistra; le foto di quel giorno sono tutte sfocate perché il padre e la madre, presi dall’emozione, non furono in grado di farne di perfette.     

<<Meglio essere felici e avere fotografia sfocate piuttosto che il contrario>>. Conclude Michele.

Ma cosa racconta Il mio segno particolare?  Racconta la vita di Michele, segnata, è il caso di dirlo, dall’essere nato con molti nei diffusi su tutto il corpo, uno in particolare molto grosso che partiva dalle spalle e arrivava fin sulla schiena.  Questa sua particolarità l’ha portato a passare i primi anni della sua vita fino all’adolescenza, tra ospedali e visite mediche. Il grande neo sulle spalle va tolto, ma non è cosa che si possa fare in un attimo. Ci vorranno anni e molte cure, non sempre facili da sopportare.

Tuttavia Il mio segno particolare non è, affatto, una storia triste né una storia pietistica

D’Ignazio ci regala un inno alla vita e alla gioia di scoprire il mondo.  Michele bambino affronta questo segno particolare, con quel suo essere pacioso (parole sue!) che lo ha sempre contraddistinto.

Uno dei tanti medici che la sua famiglia ha interpellato, definì la sua particolarità, non tanto diffusa, ma neanche tanto rara, “uno scherzo della natura”, piacque a Michele questa definizione perché scherzo si porta dietro la risata e natura e qualcosa con la quale convivere.

E quando uno zio in un momento di sconforto, parlerà di “fulmine a ciel sereno”, Michele commenterà:

<< …a me piacciono i fulmini a ciel sereno. Così come la pioggia quando ancora c’è il sole, la neve a primavera  o il gran caldo a Natale. Sono anche loro scherzi della natura. Qualcosa d’inaspettato e incredibile…Qualcosa che ci fa sentire piccoli, ma che dovrebbe ingigantire il nostro stupore…>>.

Ecco dovendo scegliere un aggettivo per descrivere questo Michele bambino che affronta viaggi, visite mediche e operazioni, sceglierei il termine stupito, perché <<ogni particolarità è una magia e una meraviglia>>.

Se la narrazione ci racconta di ospedali, medici, operazioni e difficili e limitanti cure, questo passa quasi in secondo piano perché ciò che D’Ignazio narra in realtà è la gioia di vivere. Ci racconta di ospedali, medici, operazioni e cure con leggerezza, narrandoci, anche, la gioia di giocare e correre, quando può, le corse pazze in bicicletta, gli amici, la famiglia con due genitori forti e determinati, allegri e divertenti (almeno io così me li sono immaginati), le mangiate di tortellini la sera prima dell’operazione a Parma e un’incredibile quantità di medici ognuno con le proprie caratteristiche raccontate con gli occhi del bambino che era. Non ci risparmia le lacrime e le difficoltà, ma le racconta come opportunità. Credo che questo sia il regalo più bello che ci fa l’autore, dirci che la vita è un insieme inspiegabile di fatti che sono opportunità. 

I fatti non li possiamo cambiare, il nostro atteggiamento, sì.

Un libro bello e importante da proporre a bambini e ragazzi che amano storie di sfide compiute da persone normali, per parlare della vita, delle difficoltà, delle gioie e delle amicizie.

Belle le sguardie illustrate da Francesca Leoneschi, che raccontano molto. Interessante sarebbe osservarle con i giovani lettori (se già non lo fanno da soli).

Michele D’Ignazio, Mio segno particolare, illustrazioni di Francesca Leoneschi, Rizzoli, 2021

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