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Lia che sa

Lia che sa

Siamo una generazione che tende a iperproteggere i propri cuccioli. Ne anticipa le necessità, legge con ansia bronci e pianti. Ne teme i capricci.  Mal ne sopporta le inquietudini.

Le motivazioni sono sicuramente storiche e sociologiche, e a me, che sono testarda e piccosa, come amo ripete citando Lorenzini, piacerebbe approfondire. Lo farò un giorno.

Il vestito di Lia scritto da Sara Marconi illustrato da Daniela Costa e pubblicato da Edizioni Corsare, racconta questo.

Narra di una famiglia amorevole che si preoccupa per Lia e di Lia che stupirà tutti. Perché i bambini sono forti e hanno incredibili risorse anche quelli che secondo i nostri canoni (dovrei dire pregiudizi!) non ne dovrebbero avere, cioè i bambini che amano stare tranquilli e non amano particolarmente gli sport né i giochi di movimento. Nel mio più che trentennale girandolare per scuole e strutture a raccontare storie e metterle in scena con e per i bambini, ho incontrato spesso questo tipo di bambino o bambina. Silenziosi e osservatori erano considerati da tutti strani e problematici, soprattutto se maschi.

Lia è una bambina che ha molte paure. Ha paura dei topi e dei maschi, per esempio. Non ama gli sport e adora starsene in casa a leggere storie di animali e a giocare con la sua amica Emma.

La mamma, il nonno e il papà, sapendola così paurosa, temono per un impellente impegno che la riguarda; temono che si rifiuterà di uscire di casa, adducendo mille scuse, temono i suoi timori. Tergiversano si consultano su come dirglielo, si telefonano, quasi complottando in cerca di soluzioni. Il nonno ci prova ma non ci riesce; il papà ha la pensata di comprarle il gelato e poi dirglielo, ma ahimè piove e non escono, la mamma trova un espediente e glielo dice. E lei, Lia, lascerà tutti di stucco.

Non è per niente preoccupata perché quando si fa qualcosa che si ama, non ci sono paure che tengano! Piuttosto vorrebbe indossare il suo bel vestito verde con i papaveri. Un vestito perfetto per l’occasione.

Una storia poetica e raffinata, narrata con poche parole essenziali per raccontarci di una generazione che deve poter volare oltre i nostri timori, ci narra di come a volte gli adulti si preoccupino di cose che i bambini hanno già affrontato o sanno come affrontare.

Marconi ci ricorda, qualora lo avessimo dimenticato (a mio parere lo sappiamo bene ma non lo applichiamo ai nostri cuccioli!), che quando si ha una passione, si scalano montagne e si guadano fiumi, perché la nostra passione ci rende forti e sicuri, offrendoci risorse.

Le illustrazioni sono bellissime, pregnanti e fortemente narranti. Splendide le ambientazioni e la caratterizzazione dei personaggi.

Un libro veramente prezioso, ricchissimo, che non avevo ancora avuto l’occasione di leggere (è nelle librerie da fine 2020) che offre ad adulti e bambini lo spunto per dialogare; e per spiccare, alleggeriti, il volo, ora vicini, ora lontani.

Da mettere in ogni biblioteca di classe.

Sara Marcon, Il vestito di Lia, illustrazioni di Daniela Costa, Edizioni Corsare, 2020.

Guardate che meraviglia le sguardie!

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