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Alaska che sa.

Ho amato da subito il modo ironico, commovente e costellato di filosofia, di narrare di Anna Woltz in Tess e la settimana più folle delle mia vita (http://storiegirandole.it/che-settimana-con-tess/ ). Con Alaska, il suo nuovo romanzo uscito in Italia il 26 settembre, tradotto da Anna Patrucco Becchi e edito da Beisler Editore, non ci delude e ci regala una storia profonda, tenera e dura.

Parker ha 14 anni. La sua famiglia sta affrontando un momento difficile e lei si trova spesso a dover fare l’adulta con i suoi tre fratelli.  Parker aveva un cane, si chiamava Alaska e se ne è dovuta privare perché uno dei suoi fratelli è risultato allergico.

Inizia la scuola, primo anno delle superiori. Certo non è facile! Se poi hai la bizzarra idea di dire a tutti che sai “abbaiare jingle bells”, è chiaro che sarà ancora più difficile. Aggiungete che un compagno di classe, un tale Sven, comincia a prendervi in giro violentemente, l’anno sembra iniziato nel peggiore dei modi.

Sven il bullo, l’arrogante, lo strano, quello che fa strani versi.

Sven è un ragazzo che da un anno ha scoperto di essere malato l’epilessia; da quel giorno per lui, niente è stato più lo stesso. Ora è “quello della 1B che fa pena” . In qualsiasi momento della giornata potrebbe avere un attacco, davanti a tutti.

Parker è in classe con Sven e un giorno all’uscita scopre che Alaska è diventato l’animale da terapia di Sven. Sven il bullo che l’ha derisa davanti a tutti, proprio lui ha la sua Alaska! Sven che ignora lo scodinzolare di Alaska e lo chiama “La bestia”. Non può sopportarlo! Decide di riprendersi il cane. Fa un piano. Ed esce nella notte.

Nell’attuazione del piano, niente va come sarebbe dovuto andare e Parker si ritrova faccia a faccia (o quasi) con Sven. Ne nasce una specie di amicizia, piena di ambiguità, difficile e inizialmente molto conflittuale.

Amicizia che è l’inizio di un percorso che coinvolgerà tutti i protagonisti di questo romanzo.

Un bel libro sulla difficoltà di crescere, di entrare nel gruppo, rimanendo se stessi e accettare gli altri senza accettare tutto. Un libro dove c’è anche molta famiglia. Famiglie dove gli adulti non sono perfetti e irraggiungibili, commettono errori, cosa che può essere d’aiuto ai ragazzi.

<<Sulle redini del cane c’è un quadrato con una grande “L” bianca. Vuol dire che sta facendo ancora formazione. Be’, una “L” del genere dovrebbero metterla anche a mia madre>>. Commenta Sven innervosito dall’atteggiamento protettivo e ansioso della madre.

Sono fragili gli adulti in questo romanzo, provati dalla vita e impauriti dalla realtà, forse per questo i ragazzi, alla fine, li sentono più vicini e, come Parker, cercano il dialogo. 

C’è paura in questo romanzo. Non la paura dei trillher ma la paura che deriva dalla vita. Se il padre di Parker è immobilizzato dalla paura dopo essere stato ferito durante una rapina (quasi non esce e non riesce a occuparsi dei figli), Sven ha paura di sé e della sua malattia. Teme le sue reazioni e soprattutto lo sguardo degli altri, tra il pietoso e lo spaventato.

Tutti dovranno conoscere le proprie paure e affrontarle; le conosceranno solo attraverso il dialogo e le relazioni.

Anna Woltz ci dona un libro poetico, tenero ma non zuccheroso che racconta la difficoltà del comunicare e la paura di entrare in contatto, ma soprattutto lo sciogliersi dei nodi quando questo avviene. Non è tutto risolto, ma non si è più soli. Perché ciò che manca ai ragazzi, come agli adulti, in questo mondo “liquido” è la condivisione e la comunità.

Il libro è diviso in capitoli corti; ognuno narra la storia dal punto di vista di Parker o di Sven, rendendo ancora più evidente la difficoltà di relazionarsi .

Una nota a mio parere merita la figura dei tre fratelli di Parker; figura collettiva, affrescata egregiamente (Mi è sembrato di vederli marciare ridacchiando e urlando). Figura di passaggio ma provocatoria. Li ho amati!

Anna Woltz, Alaska, traduzione Anna Patrucco Becchi, Beisler Editore, 2021.

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