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Mule Boy e il suo ardimentoso viaggio in un epoca lontana.

Mule Boy e il suo ardimentoso viaggio in un epoca lontana.

Difficile definire Mule Boy e il Troll dal cuore strappato di Øyvind Torseter, tradotto da Alice Tonzig e editato da Beisler Editore.

Forse potrei iniziare dal suo autore.

Øyvind Torseter è un artista norvegese, un fumettista e un illustratore. La sua capacità di spaziare tra linguaggi differenti l’ha portato a realizzare libri che sfuggono a classificazioni di ogni tipo.

Mule boy è un picturbook con incursioni fumettistiche o un fumetto in cui l’albo fa irruzione? Non sono riuscita a darmi una risposta, perché non c’è. È proprio questo vagabondare tra differenti linguaggi e tecniche che rende Mule Boy un libro affascinante nella sua linearità.

La trama (e non la storia!) è semplice. L’autore la riprende da un’antica fiaba norvegese il cui protagonista è il tipico sempliciotto, “scarpe grosse e cervello fino”, che riesce, lì dove molti falliscono; un personaggio tipico delle fiabe, in genere è un contadino. Anche nella favolistica norvegese ha quelle origini, infatti è chiamato con un termine che tradotto è Ceneraccio, nome che indica umili origini. Nella fiaba ripresa da Torseter il protagonista è invece un principe, ma l’ultimo di sette figli e quindi destinato a non ereditare.

Mule Boy, ultimo figlio di un re, quando i fratelli partono in cerca di una sposa ciascuno, è costretto a rimanere a casa per far compagnia al  genitore. I fratelli non tornano e Mule Boy, nonostante le rimostranze paterne, parte per cercarli. E qui inizia la storia narrata da Torseter. Mule Boy, l’eroe filiforme dal profilo che sta a metà tra un equino e un ippopotamo, s’incammina a cavallo del suo destriero. In un paesaggio nordico che strizza l’occhio al vecchio west, tra sterpi e teschi, Mule Boy raccoglie oggetti e aiuta, da bravo personaggio delle fiabe, chi è in difficoltà. Il Nostro prosegue tra alberi brulli, strani fiori e crepacci, attraversa boschi bui e fa terrificanti incontri, finché arriva alla grotta del Troll che tiene prigionieri i suoi fratelli. Tutto lo spingerebbe ad andarsene, ma Mule Boy prosegue con lo zaino in spalla e quel disincanto ammantato d’ironia che lo contraddistingue. Attraversa luoghi spaventosi e incontra una principessa anche lei prigioniera del Troll. Grazie all’unione delle loro energie, riuscirà a non finire nelle grinfie del Troll. Se libererà i fratelli e come e se libera la principessa, non ve lo dico, perché il senso della storia scritta con parole e immagini da Øyvind Torseter, merita un’immersione nel libro.

L’autore norvegese prende il personaggio del sempliciotto o, come ha detto Luca Raffaelli durante la presentazione in Casa Beisler, dello sfigato (termine peraltro che non ha traduzione in Norvegese) e ne esalta le caratteristiche facendole un eroe semplice e disincantato ma che, in fin dei conti, finisce con il risolvere la questione. Mule Boy, come racconta Torseter è il semplice e lo sciocco che improvvisa quando ha un problema; non è l’eroe che parte armato e organizzato; Mule Boy si butta all’avventura e di fronte agli imprevisti reagisce “di pancia” e chiede consigli, fidandosi. Gli fa da controcanto il cavallo, che sembra non fidarsi per nulla e cerca di convincerlo a rinunciare (una “spalla” perfetta da leggere con attenzione). Mule Boy è il perfetto eroe contemporaneo, sempre impreparato di fronte a una realtà in costante mutamento; un eroe cui non resta che improvvisare perché qualsiasi piano faccia è totalmente inutile, la realtà sta già cambiando.

Tutto questo Torseter lo racconta con una storia che scaturisce dal connubio tra testo, segno grafico, colore, luce e inquadratura. È dall’insieme di questi cinque elementi che nasce Mule Boy, una storia oscura, terrificante, ironica e avventurosa. È soltanto soffermandosi sulle magnifiche tavole che il lettore comprende la storia che l’autore sta raccontando, che va oltre la trama. Tavole contraddistinte da un segno grafico essenziale e da incursione di colore e di luce che crea lo spazio. A pagine sobrie e rigorose ne seguono altre fitte e piene di particolari.

Una narrazione articolata e affascinate.

Mule Boy e il Troll dal cuore strappato è il primo volume del contenitore Trasversale Beisler, creato da Beisler Editore e curato da Chiara Belliti. Un contenitore che nasce dall’esigenza di dare voce al mondo che cambia e che vuole essere una calamita delle urgenze e delle istanze della contemporaneità, nel quale confluiranno artisti, saggisti, scrittori e scrittrici, esperti di scienza e di tecnologie che racconteranno, con linguaggi diversi, dove stiamo andando. Un contenitore trasversale ai linguaggi, alle catalogazioni e all’età.

Il logo di Trasversale Beisler è un gruppo di pecore, in mezzo a loro una pecora nera dagli occhi azzurri che, ci dice Chiara Belliti, è una telecamera sul mondo. Siamo molto curiosi di vedere cosa ci mostrerà.

Øyvind Torseter, Mule Boy e il Troll dal cuore strappato, traduzione di Alice Tonzig, Beisler Editore 2021.

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