Un libro duro e bellissimo che affronta il tema molto controverso del consenso.
In questo libro ci si arrabbia, ci si angoscia e ci si commuove.
La storia che Magali Wiéner racconta in Rossa è la notte, tradotto da Camilla Diez e editato da Giralangolo è una storia complessa.
C’è un ragazzo, si chiama Rodriguez (detto Rod). A Rodriguez piace Aurélie, forse ne è innamorato ma ancora non sa, certo è che gli batte forte il cuore quando la vede. Auréile, che frequenta la stessa scuola di Rodriguez, è una ragazza solare e piena di progetti che ama il rock e canta in un gruppo. Quel 21 giugno dovrà esibirsi per la prima volta davanti a un pubblico.
Il concerto, la musica, gira un po’d’alcol e qualche canna. Quando il concerto finisce, Rod avvicina Aurélie e lei lo invita a unirsi al gruppo di amici, lui è al settimo cielo. Poi le chiede se possono tornare a casa insieme, Aurélie lo conosce e accetta.
I due su fermano in un parco a parlare, si baciano e fanno l’amore. Rod si addormenta e quando si risveglia lei non c’è. Torna a casa e va a dormire. È felice e forse innamorato.
Il risveglio sarà una specie di incubo: viene arrestato per stupro. Aurélie lo ha denunciato. Rod non capisce, è frastornato; lui non ha stuprato Aurèlie, loro hanno fatto l’amore! Nessuno gli crede. Che cosa è successo? Ci deve essere un errore. Viene messo in carcere e sarà processato per stupro . Per buona parte di questo primo pezzo di racconto annaspiamo con Rod.
Il racconto di Aurélie, cui è dedicata la terza parte del romanzo, è straziante. La ragazza racconta come la sua vita non abbia più senso dopo quella maledetta notte. A nulla sembrano servire gli aiuti degli psicologi. La famiglia si compatta per aiutarla e fa molto, ma Aurélie è distrutta. Cambia scuola, strade da percorrere, abbigliamento e persino nome. Smette di cantare. La risalita sarà difficilissima e noi lettori piangiamo con lei perché l’autrice riesce magistralmente a farcela sentire, dando voce alla rabbia, alla disperazione e al senso di vuoto di Aurélie.

La parte centrale del romanzo è dedicata al processo; si alternano le testimonianze di vari professionisti. Depongono educatori, poliziotti, psicologi e medici. Dalle loro deposizioni è evidente che Aurélie è stata stuprata. Molte le posizioni diverse, le diverse idee sul perché è successo e se fosse possibile evitare tutto questo. Alcuni parteggiano per Aurélie, altri giustificano Rod.
E tu lettore ti chiedi come sia potuto accadere che un ragazzo che non ha mai avuto intenzione di stuprare e che era infatuato e forse pure iniziava ad innamorarsi, ha fatto una cosa così terribile. Allora vai a rileggere il racconto di Rod e capisci.
Capisci che dobbiamo affrontare il tema del consenso e che è necessario farlo anche noi adulti perché il modo con il quale i ragazzi e le ragazze si incontrano sta cambiando. Già da svariati decenni in realtà, ma ora ha accelerato il ritmo. E non sempre le cose sono chiare.
Lo stupratore, come dice anche Aurelie non è soltanto un <<…uomo con una faccia orribile che aspetta la sua preda e le salta addosso puntandole una lama alla gola…>> . Lo stupratore può essere un tuo compagno di scuola che non ha idea di come si ami e che scambia gesti, parole e stanchezza per gemiti di piacere e consenso. Un ragazzo di 16 anni che non ha idea di come si chieda a una coetanea se vuole fare l’amore perché nessuno glielo ha mai detto che si deve chiedere e che non è detto che se non c’è un no, voglia dire sì.
Scrittura lucida e compatta quella di Wiéner. Racconta con freddezza e distacco. È assente dal romanzo, non prende parte. Si limita a narrare facendo parlare i protagonisti. Ne viene fuori un romanzo corale che è un pugno nello stomaco perché nonostante la vittima sia inequivocabilmente Aurélie, la totale inconsapevolezza di Rod non può non farci pensare, non può non porci domande urgenti e improcrastinabili.
Magali Wiéner Rossa è la notte, traduzione di Camilla Diez, Giralangolo 2024